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LONGITUDINE di Dava Sobel

Dava Sobel, Gran Bretagna, Inghilterra, Navigazione No Comments »

”Il tempo sta all'orologio come l'intelligenza sta al cervello. L'orologio, grande o piccolo che sia, grossa pendola o delicato gingillo, in qualche modo contiene il tempo. Tuttavia il tempo si rifiuta di essere imbottigliato come il genio della fiaba che viene ficcato dentro alla lampada… … poiché il tempo ha il suo ritmo, come il battito del cuore o il ciclo della marea, gli strumenti per misurarlo non lo trattengono, almassimo stanno al passo, se ci riescono.” “…il parallelo di latitudine di grado Ø è fissato dalle leggi di natura… …il meridiano della longitudine Ø è mutevole come le sabbie del tempo… [rendendo]…la determinazione della longitudine, specialmente in alto mare, un problema che ha sfidato le migliori menti del mondo per la maggior parte della storia umana.” “In assenza di un metodo pratico per determinare la longitudine, tutti i capitani dell'era delle grandi esplorazioni, che pure potevano disporre di carte nautiche e di bussole attendibili, si persero in mare. Da Vasco de Gama a Vasco Nuñez de Balboa, da Ferdinando Magellano a Sir Francis Drake, tutti, volenti o nolenti, arrivarono dove arrivarono per grazia di Dio o benevolenza della fortuna”. 

- D. Sobel -
 
Tutta una questione di tempo. Ma tutt'altro che semplice. La storia che viene raccontata in questo piccolo pamphlet è l'avventura tecnica e umana che si dipana attorno ad un'esigenza pratica, il calcolo della longitudine, e un premio messo in palio dal Parlamento inglese nel 1714. Latitudine e longitudine sono due concetti abbastanza elementari che per molta gente appartengono al nozionismo scolastico legato all'insegnamento della geografia… e spesso vengono confusi l'uno con l'altro (longitudine?? … latitudine!!). Ma giungere alla definizione di un metodo matematico che consentisse di calcolare con esattezza la longitudine è stato un rebus che è durato centinaia di anni, un vero rompicapo scientifico. Nel 1700, il concetto di calcolo della longitudine era sinonimo di impresa impossibile, al pari del farmaco universale o del metodo di trasformare in oro i metalli meno nobili. I calcolo della Longitudine era inoltre una spina nel fianco della marineria che, tra stime sbagliate e approdi fortunosi, ha lasciato in mare migliaia di vite (e innumerevoli ricchezze). Dopo l'ennesimo naufragio di una flotta di navi della marina militare sugli scogli delle isole Scilly che costò alla marina britannica duemila vittime, nel 1714, il Parlamento inglese bandì il Longitude Act, un atto che metteva in palio 20.000 sterline (circa 10 milioni di euro attuali) per chi avesse inventato un metodo utile e praticabile per il calcolo della longitudine. Il bando stabiliva un premio progressivamente crescente da 10.000 a 20.000 sterline a chi avesse elaborato un metodo per il calcolo della longitudine con uno scarto compreso tra un grado (10.000 sterline) e mezzo grado (20.000 sterline). Considerando che un grado di longitudine sull'equatore significa uno scarto di 60 miglia nautiche (poco più di 110 km terrestri) il margine di errore concesso al calcolo della longitudine era notevole. Ciò la dice lunga sul livello di “smarrimento di un'intera nazione per il deplorevole stato della sua navigazione”.
Prima della scoperta di tale metodo, al fine di evitare di perdersi per mare (e di cadere vittima dello scorbuto), i bastimenti e i convogli marini navigavano tutti sulle stesse tratte, conosciute da tutti i naviganti. Per questo, tali rotte erano molto affollate e poco sicure in quanto tutti potevano essere preda di tutti: i mercantili venivano predati dalle navi militari di paesi stranieri, le navi militari contro pirati e capitani di ventura. Un calcolo efficace della longitudine avrebbe consentito quindi di navigare con affidabilità e precisione in settori marini meno battuti e quindi più sicuri, con grande soddisfazione economica delle compagnie armatrici. Fu un perfetto sconosciuto, figlio della provincia inglese, a trovare la chiave per risolvere il rebus: John Harrison, falegname e artigiano autodidatta che senza alcuna conoscenza specifica in materia approdò alla costruzione di una serie di orologi marini molto precisi, orologi che non temevano le oscillazioni ed il rollio subiti durante la navigazione, come neppure l'umidità e gli sbalzi di temperatura, consentendo un'affidabilità in mare straordinaria per quegli anni. Tuttavia l'establishment scientifico dell'epoca, impersonato dal reverendo Nevil Maskelyne (astronomo reale e l'antieroe di questa storia), non poteva accettare che un problema così articolato, che aveva impegnato le migliori menti negli ultimi cento anni, da Galileo a Cassini, da Newton ad Halley, fosse banalmente risolto dalle mani di un semplice artigiano figlio di nessuno. Pertanto la commissione che doveva decidere sulla bontà dell'invenzione dell'artigiano, pur di fronte all'evidenza pratica dell'efficacia del metodo di Harrison, non consentì subito di attribuire al metodo dell'orologiaio il merito di aver risolto la questione della longitudine. Mentre lo stesso Harrison continuava a perfezionare le sue macchine, costruendo tutta una serie di orologi sempre più precisi e compatti, passarono quarantanni prima che la comunità scientifica riconoscesse ufficialmente la validità del metodo e delle invenzioni di Harrison. Ma solo 10.000 delle 20.000 sterline bandite dal Longitude Act, furono infine riconosciute e consegnate ad Harrison! 
 
Tra molle e ingranaggi, tra personaggi illustri e intrighi di palazzo, tra osservatori astronomici sperduti in isole lontane e spionaggi industriali, nel libro di Dava Sobel viene raccontata la storia affascinante di quest'uomo e del suo tempo (oltre a quello di tutti noi!). Consigliato! Un'imperdibile lettura di scienza e di mare. 
 
Recensione di Gianleo Di Seclì

DOVE SONO FINITO? – Storie inaspettate da luoghi inaspettati

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Questa raccolta di racconti curata da Dan George, ha come tema comune il disorientamento. Una perdita delle coordinate che può avvenire in luoghi remoti come l’Isola di Pasqua o Timbuktu o in posti più familiari come la sala di attesa di un aeroporto. Dove sono finito? (EDT, pp. 236, € 14,50) è un concept book dove 30 tra i migliori autori di narrativa di viaggi raccontano la loro esperienza con il nowhere, più che un posto, uno stato d’animo.

Nella prefazione Tim Cahill paragona l’atto creativo dello scrittore al rischio che si prova prima di un viaggio. Chiama questa sensazione Grande Vortice, uno stato di beatitudine che si può trovare solo se si affronta una sfida alta, sia che si tratti di una discesa in un torrente che della composizione di un racconto. 

La qualità delle storie è eterogenea, alcune sono sorprendentemente buone mentre altre tendono a essere più noiose. Una delle mie preferite è “La torta più buona dello Sri Lanka” dove Conor Grennan grazie alla pessima cartina stradale si perde ma trova un’eccezionale torta al cioccolato. Una chiara manifestazione di serendipity in mezzo alla foresta tropicale. Degni di menzione anche “Il peggior paese del mondo” di Simon Winchester dove si racconta un incredibile viaggio in Guinea Equatoriale, e “La foto di un villaggio” di Angie Chang, un’immersione nelle zone rurali afghane con una interessante visione degli americani da parte di un’americana coperta dal chador. 

Recensione di Gianni Mezzadri  

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AGENDA 2009 LONELY PLANET

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Oltre a essere strutturata come una normale agenda, questo libro della Lonely Planet è l’occasione per scoprire diverse città del mondo. Non sono le più famose, ma i 52 centri urbani, uno per ogni settimana, selezionati per questa guida/agenda hanno la caratteristica comune di meritare la visita. Sono città grandi, come Shanghai e Mumbai o piccole come Caienna e Asmara, affascinanti come Zanzibar o Varanasi storicamente importanti come Hiroshima o Beirut. Come dice Tony Wheeler nell’introduzione sono “località in cui andrei volentieri per assaggiare le specialità gastronomiche, visitare i monumenti, ammirare i capolavori delle gallerie d’arte, ascoltare la musica, seguire gli avvenimenti sportivi, osservare attentamenti i reperti dei musei o, semplicemente, per prendermela comoda facendo finta di essere uno del posto.” Per ogni città vi sono brevi scritti a fianco delle settimane dell’agenda e schede tecniche alla fine del libro con indicate le esperienze uniche, i punti di forza, cosa vedere, fare, mangiare e molte altre caratteristiche. Completa questa Agenda 2009 (Edt, € 14,00, pp. 218) una mappa del mondo, un piccolo dizionario e un elenco di siti web utili.

Recensione di Gianni Mezzadri

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IL VIAGGIO DI UN CUOCO di Anthony Bourdain

Anthony Bourdain, Cambogia, Cucina, Francia, Gran Bretagna, Inghilterra, Marocco, Messico, Portogallo, Russia, Scozia, Spagna, Stati Uniti, Vietnam No Comments »

il-viaggio-di-un-cuoco.jpgAnthony Bourdain è uno chef newyorkese che ha raggiunto la notorietà dopo aver pubblicato Kitchen Confidential, un resoconto senza filtri di tutto quello che succede nelle cucine dei ristoranti americani, senza tralasciare particolari agghiaccianti. In seguito gli fu offerta la possibilità di realizzare un travel-show intorno al mondo incentrato sulla cucina. Oltre agli episodi televisivi, visibili in Italia su Discovery Travel & Living, vi è il libro omonimo: Il Viaggio Di Un Cuoco (Feltrinelli, pp. 289, € 8,50). Con uno stile sarcastico affronta ogni viaggio come una sfida alla ricerca del pasto perfetto, che non vuol dire necessariamente che si svolga in un ristorante stellato, ma che si realizza quando si trova la giusta combinazione di cibo, atmosfera e compagnia. Si passa dalla Cambogia, con non pochi riferimenti ad Apocalypse Now, al Marocco, dove assaggia croccanti testicoli d’agnello, dalla Russia, con sauna, vodka e pesce affumicato, all’assaggio di un cuore di cobra che ancora batte a Saigon. Si alternano considerazioni sul cibo e sul suo legame con la cultura della popolazione che lo elabora. Un importante considerazione la fa sugli Stati Uniti che, trovando tutto già pronto e confezionato nel frigorifero, hanno perso completamente il contatto sull’origine degli alimenti, mentre all’opposto in Portogallo fa una toccante esperienza di macellazione e preparazione di un maiale che coinvolge parenti e amici.

Un’osservazione molto curiosa riguarda la cosiddetta ultima cena: chiedendo ad altri chef cosa mangerebbero nell’ultimo pasto a loro disposizione, le risposte sono invariabilmente molto semplici: cotolette, linguine al pomodoro, panino con carne fredda… Sembra nessuno ricordi di aver mangiato il miglior pasto della propria vita seduto in giacca e cravatta in un ristorante di lusso. Anthony Bourdain è alla ricerca della magia che caratterizza alcuni piatti in giro per il mondo, alcune volte ci riesce, altre no, ma rimane il fatto che la ricerca è decisamente affascinante e interessante. Consigliato a tutti coloro che oltre ai viaggi sono appassionati anche del cibo.

Recensione di Gianni Mezzadri

Il blog di Anthony Bourdain

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NOTIZIE DA UN’ISOLETTA di Bill Bryson

Bill Bryson, Europa, Galles, Gran Bretagna, Inghilterra, Scozia No Comments »

notizie-da-unisoletta.jpgL’isoletta in questione è la Gran Bretagna e Bill Bryson dopo averci vissuto per quasi vent’anni, decide di darci un’ultima occhiata prima di trasferirsi negli Stati Uniti. Partendo da Dover arriva fino a John O’Groats, all’estremo nord della Scozia, seguendo un percorso alternativo ed originale. Sette settimane con lo zaino in spalla, usando i mezzi pubblici e spesso le sue gambe, alla (ri)scoperta di molti luoghi più e meno famosi. Passando attraverso piccoli e incantevoli borghi inglesi, verso città piene di brutture architettoniche come Oxford (ma che poi definisce un posto sostanzialmente meraviglioso), fino ad arrivare alla decadenza del porto di Liverpool e ai recenti miglioramenti di Glasgow, ogni cosa cattura lo sguardo curioso e sensibile di questo viaggiatore sui generis. Ma il tutto è anche una scusa per farci scoprire le caratteristiche della gente d’oltremanica, i loro vizi e le loro virtù, le abitudini a tavola, i pessimi gusti in fatto di programmi televisivi e molto altro sul modo di vivere britannico. Il tutto condito con le osservazioni fulminanti dell’autore, ricche di humour, alternate con digressioni a volte fuori tema, ma sempre molto divertenti. Irresistibili e personalissimi i suoi commenti su tutto quello che non gli va a genio, come quando avendo pagato tanto l’ingresso a Stonehenge, ed avendo esaurito la visita in 5 minuti, se ne stava a fissare le pietre cercando di ammortizzare il costo del biglietto

Per Bryson, americano dell’Iowa, quello per la Gran Bretagna è un amore profondo da quando vi sbarcò, ventiduenne, nel 1973. Ci trovò moglie quasi incidentalmente e vi rimase per quasi vent’anni. Questo libro è la sua dichiarazione d’amore per quella che è la sua seconda patria e che perciò riesce ad osservare con occhi stranieri, sottolineando pregi e difetti, curiosità e stranezze di questo paese “maledettamente assurdo, certo, ma assolutamente adorabile”.Questo libro arriva in Italia con 9 anni di ritardo, dopo il buon riscontro degli altri suoi libri pubblicati precedentemente: “America Perduta” (The Lost Continent), un lungo viaggio sulle strade statunitensi, “In un paese bruciato dal sole” (Down Under), resoconto dall’Australia, “Una passeggiata tra i boschi” (A Walk in the woods), sul suo folle viaggio a piedi lungo l’Appalachian Trail, “Una città o l’altra” (Neither here nor there), riguardante i suoi viaggi per l’Europa, e il piccolo “Diario Africano” sulle sua settimana in Kenya al seguito dell’organizzazione umanitaria CARE.

Recensione di Gianni Mezzadri

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