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SUEÑO CON KAREN di Alberto Bagus

Alberto Bagus, Guatemala, Messico, Viaggi No Comments »

 

Sogno con Karen, il secondo libro di Alberto Bagus, ci porta lungo un percorso che dal Nord di Città del Messico scende fino alla perduta Yaxchilàn Maya, da dove attraversando l’impetuoso Rio Usumacinta si passa in Guatemala. La lettura del libro suscita sentimenti tumultuosi e contrastanti, specialmente in una donna, ma bastano le parole con cui egli descrive la strada per Yaxchilàn a convincere ogni lettore che la sua scrittura vale la pena di essere letta. Ve le cito perché le ritengo degne di essere ricordate.

“…E' una strada dritta e piana che passa tra due piccole catene montuose coperte dalla foresta. Montagne giovani, dai fianchi scoscesi come tante gobbe di cammello. Nel sorgere, il sole vi si insinua, disperdendo gli ultimi lembi delle nuvole notturne rimaste impigliate agli alberi, poi alzandosi volge lo scuro della penombra mattutina in un paesaggio verde brillante. Sopra la foresta svetta ogni tanto la figura di un albero gigantesco che culmina in una chioma rada e spettrale….”

Una bella e giovane madre messicana al suo fianco e tutto del Messico appare meraviglioso, l'incertezza degli spostamenti, la precarietà dei mezzi, i tempi lenti come lo strascicare dei piedi di Karen che con la sua calma imperturbabile, impersona perfettamente lo spirito del Messico. L'amore che già nelle prime pagine del libro nasce in Bagus per questa donna, trasforma il suo viaggio in un vero e proprio sogno intriso di musiche e colori. Un viaggio fatto su autobus lussuosi o sgangherati che partono un po' dovunque, anche dai luoghi più impensati come il cortile di un albergo e si fermano dove meno te l'aspetti, anche a destinazione. Non ci sono precise tabelle di marcia e spesso lo vediamo aspettare in lunghe attese che per sua fortuna Karen riempie con la sua dolcezza.

Nella lettura appare evidente che le tradizioni, ancora molto radicate, sono le fondamenta del Paese in cui si può ancora vivere di certezze, anche le più semplici come potersi permettere un sorpasso azzardato su una curva cieca perché nell'altro verso “non arriva mai nessuno”, o avere un servizio di trasporti in cui non esistono orari perché comunque l'autobus parte appena è pieno e se non ci sono biglietti per la destinazione desiderata, si cambia percorso perché in un modo o nell'altro si sa che si arriverà alla meta. Le tradizioni, basi della società morale in cui i comportamenti umani sono veramente tali, sono anche quelle che permettono a una madre di vivere con serenità senza avere sempre sotto gli occhi la propria figlia, anche se Naomi con la sua voce squillante è percepibile anche a grande distanza.

E' netto il contrasto tra il Messico contemporaneo e la descrizione delle sue rovine, testimonianze di civiltà antiche molto violente e di un popolo oppresso per il quale l'arrivo degli spagnoli è sembrato probabilmente quasi una fortuna. Nelle sue descrizioni, dense come i murales di Diego Rivera, l’autore dipinge a parole luoghi e situazioni con un tale realismo da farci sudare nella foresta umida o sussultare per l'incontro di animali ufficialmente estinti.

La storia del Messico non è solo la storia del periodo coloniale e nella discesa verso il Sud del paese, ci fa scoprire a mano a mano tutti i suoi capitoli. E’ una discesa cronologica oltre che geografica che ci porta indietro nel tempo fino alla stele Maya sulla quale c'è incisa la fatidica data con cui, secondo loro, la divinità ci ha affittato il mondo. Siamo ormai prossimi alla scadenza del contratto, quel fatale 14 agosto 2012, ma per fortuna leggendo la nota a fine libro, nella quale Bagus con la sua solita precisione analizza l'argomento, ci sentiamo speranzosi che forse non tutto è perduto e possiamo già pianificare le nostre vacanze. Dalle architetture agli alberi, i colori dominanti sono il marrone eil rosso, la madre terra che accoglie i suoi figli e il recinto sacro che li protegge, sarà forse il motivo per cui la terra messicana dona all'anima quella gran calma di cui Bagus ci parla?

Recensione di Luisa Degrassi

UN DOLLARO MILLE CHILOMETRI di Dominique Lapierre

Canada, Dominique Lapierre, Messico, Stati Uniti, Viaggi No Comments »

Anche il viaggio più lungo comincia con un passo, e la strada letteraria di Dominique Lapierre comincia qui, con una scommessa, con una sfida con sè stesso: attraversare due continenti con soli diecimila franchi. E’ un’avventura fuori tempo (la vicenda è ambientata nel 1949), con la dolcezza che si trova riaprendo un quaderno delle elementari, con l’entusiasmo di un’avventura in pieno stile “Stand by me”. L’autore per sopravvivere e continuare il suo viaggio deve gettarsi in qualsiasi occasione lavorativa che gli capita, da lavavetri a investigatore privato per sè stesso, a caccia delle sue valigie rubate. Attraverso Messico, Stati Uniti e Canada vive avventure e disavventure, raccontate con uno stile semplice in cui il tempi verbali al presente fanno percepire ancora di più la spontaneità dell’autore.

Tutte le coincidente fortunate che lo accompagnano lasciano un po’ perplessi (proprio quando ha più bisogno arrivano pranzi gratis, soldi e aiuti da generosi appassionati della sua storia), ma come si fa a puntare il dito contro chi ha il coraggio di dire “La vita è bella, e io mi lascio vivere”?

Promette cartoline dalla Francia a chiunque lo aiuti, esprime stupore e meraviglia ad ogni occasione, ha lo spirito d’avventura che tutti dovremmo avere…e se anche lo stile è quello che è (se dopo Lapierre è diventato uno scrittore di fama mondiale ci sarà un motivo…), “Un dollaro, mille chilometri” va letto, anche solo per ricordarci i sogni che dovremmo o avremmo dovuto inseguire.

Recensione di Paola Annoni

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IL GIRO DEL MONDO IN MOTO di Marco Deambrogio

Argentina, Bolivia, Canada, Cile, Colombia, Costa Rica, Ecuador, Finlandia, Giappone, Guatemala, Honduras, Marco Deambrogio, Messico, Nicaragua, Panama, Peru, Russia, Stati Uniti, Viaggi 1 Comment »

 

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Esistono sogni irrealizzabili? Dopo aver letto Il giro del mondo in moto (Sperling & Kupfer, pp. 211, € 16,00) la risposta dev’essere per forza no. Dalla visione di una motocicletta abbandonata nel bush australiano è nato il sogno di Marco Deambrogio di fare il giro del mondo su un mezzo simile ed è maturato con la consapevolezza della sua forza e dei suoi limiti.

Partendo dalla pampa Argentina risale l’America latina in modo a dir poco rocambolesco: imprevisti tecnici, pazzi guidatori peruviani, bikers brasiliani, guerriglieri colombiani e una notte in cella sono gli ingredienti giusti che creano la base di empatia per il rapporto perfetto che si instaura tra lettore e scrittore durante il viaggio. Stati uniti, Canada, Alaska, Siberia, Giappone, Russia: sono solo alcune delle tappe di un cammino durato otto mesi, attraverso climi estremi e strade non battute.

E’ proprio il suo modo di viaggiare, di relazionarsi alle persone che appassiona: è un viaggiatore “disorganizzato e fatalista”, si lascia travolgere e coinvolgere dagli eventi definendo  “gli incontri  con le persone lungo la strada..uno dei tesori più preziosi nei quali posso affondare le mani in questo viaggio”. Deambrogio ha imprese incredibili alle spalle, come raggiungere il Polo Nord con gli sci, eppure conserva intatta la capacità di stupirsi ed emozionarsi, incantarsi ancora di fronte alla natura di cui conosce a fondo e rispetta le leggi.

Senza troppa insistenza, riesce anche a mettere in luce numerose tristi realtà che la cronaca tende a ignorare come le condizioni di lavoro delle miniere di rame e argento in Bolivia, o la sua amata e fatiscente Russia post comunista, in cui il il tempo sembra essersi fermato. Ogni pagina diventa un mondo da scoprire, un’avventura non programmata, la scoperta di strane usanze tradizioni e modi di vivere (i motel vietati ai single giapponesi sono un divertente esempio!).

La lettura è piacevole e mai noiosa, condita spesso da riflessioni personali ed emozioni che riportano l’autore al livello di noi comuni mortali dall’olimpo dei viaggiatori folli. Consigliato a chiunque abbia un sogno nel cassetto, a cui manca solo il coraggio di tirarlo fuori.

Recensione di Paola Annoni

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LONELY PLANET’S BEST IN TRAVEL 2009

Algeria, Australia, Bangladesh, Belgio, Brasile, Canada, Cile, Cina, Colombia, Francia, Georgia, Groenlandia, Guide, Kirghizistan, Laos, Libano, Lonely Planet, Messico, Norvegia, Oman, Peru, Polonia, Portogallo, Ruanda, Sierra Leone, Spagna, Stati Uniti, Svizzera, Thailandia, Tony Wheeler No Comments »

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Tra le tante pubblicazioni trasversali della Lonely Planet ci sono i volumi Best In Travel (pp. 242, £ 15,99), che da quest’anno non hanno più la dicitura Blue List. Semplificando molto, non sono altro che una raccolta di idee di viaggio raccolte in un piacevole libro che, più che da guida, funge da collezione di luoghi interessanti da visitare o esperienze da compiere. Nel volume 2009 sono presentate le 5 scelte di Tony Wheeler (partecipare a una mostra temporanea, fare un lungo viaggio, visitare uno stato che finisce con ‘stan, navigare da qualche parte e soggiornare a lungo in qualche posto), i 10 paesi da visitare, le 10 regioni e le 10 città da non perdere e un’interessante monografia sull’acqua. La sezione più divertente è la Top Travel Lists, dove gli autori si dilettano a compilare liste più o meno strampalate: i migliori posti dove avere una crisi di mezza età, i luoghi più salati del mondo e le piante più strane. 

Nel complesso un libro interessante dove trovare stimoli per nuovi viaggi e scoprire località meno conosciute e fuori dai classici circuiti, ammirando al tempo stesso bellissime fotografie. 

Recensione di Gianni Mezzadri  

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DOVE SONO FINITO? – Storie inaspettate da luoghi inaspettati

Afghanistan, Antartide, Australia, Austria, Botswana, Cambogia, Canada, Cile, Cina, Dan George, Germania, Gran Bretagna, Guinea Equatoriale, Indonesia, Inghilterra, Israele, Italia, Kenia, Malawi, Mali, Messico, Micronesia, Olanda, Repubblica Ceca, Rolf Potts, Russia, Slovenia, Sri Lanka, Stati Uniti, Thailandia, Viaggi, Vietnam No Comments »

 

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Questa raccolta di racconti curata da Dan George, ha come tema comune il disorientamento. Una perdita delle coordinate che può avvenire in luoghi remoti come l’Isola di Pasqua o Timbuktu o in posti più familiari come la sala di attesa di un aeroporto. Dove sono finito? (EDT, pp. 236, € 14,50) è un concept book dove 30 tra i migliori autori di narrativa di viaggi raccontano la loro esperienza con il nowhere, più che un posto, uno stato d’animo.

Nella prefazione Tim Cahill paragona l’atto creativo dello scrittore al rischio che si prova prima di un viaggio. Chiama questa sensazione Grande Vortice, uno stato di beatitudine che si può trovare solo se si affronta una sfida alta, sia che si tratti di una discesa in un torrente che della composizione di un racconto. 

La qualità delle storie è eterogenea, alcune sono sorprendentemente buone mentre altre tendono a essere più noiose. Una delle mie preferite è “La torta più buona dello Sri Lanka” dove Conor Grennan grazie alla pessima cartina stradale si perde ma trova un’eccezionale torta al cioccolato. Una chiara manifestazione di serendipity in mezzo alla foresta tropicale. Degni di menzione anche “Il peggior paese del mondo” di Simon Winchester dove si racconta un incredibile viaggio in Guinea Equatoriale, e “La foto di un villaggio” di Angie Chang, un’immersione nelle zone rurali afghane con una interessante visione degli americani da parte di un’americana coperta dal chador. 

Recensione di Gianni Mezzadri  

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AGENDA 2009 LONELY PLANET

Australia, Barbados, Bhutan, Bolivia, Bosnia, Brasile, Canada, Cile, Cina, Danimarca, Eritrea, Francia, Germania, Giappone, Guatemala, Guide, Guyana Francese, India, Inghilterra, Iran, Irlanda del Nord, Israele, Istanbul, Kenia, Lettonia, Libano, Lonely Planet, Malaysia, Mali, Marocco, Messico, Mongolia, Nuova Zelanda, Panama, Polonia, Portogallo, Scozia, Siria, Spagna, Stati Uniti, Sudafrica, Tanzania, Tony Wheeler, Tunisia, Turchia, Uzbekistan, Viaggi, Vietnam, Yemen No Comments »

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Oltre a essere strutturata come una normale agenda, questo libro della Lonely Planet è l’occasione per scoprire diverse città del mondo. Non sono le più famose, ma i 52 centri urbani, uno per ogni settimana, selezionati per questa guida/agenda hanno la caratteristica comune di meritare la visita. Sono città grandi, come Shanghai e Mumbai o piccole come Caienna e Asmara, affascinanti come Zanzibar o Varanasi storicamente importanti come Hiroshima o Beirut. Come dice Tony Wheeler nell’introduzione sono “località in cui andrei volentieri per assaggiare le specialità gastronomiche, visitare i monumenti, ammirare i capolavori delle gallerie d’arte, ascoltare la musica, seguire gli avvenimenti sportivi, osservare attentamenti i reperti dei musei o, semplicemente, per prendermela comoda facendo finta di essere uno del posto.” Per ogni città vi sono brevi scritti a fianco delle settimane dell’agenda e schede tecniche alla fine del libro con indicate le esperienze uniche, i punti di forza, cosa vedere, fare, mangiare e molte altre caratteristiche. Completa questa Agenda 2009 (Edt, € 14,00, pp. 218) una mappa del mondo, un piccolo dizionario e un elenco di siti web utili.

Recensione di Gianni Mezzadri

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IL VIAGGIO DI UN CUOCO di Anthony Bourdain

Anthony Bourdain, Cambogia, Cucina, Francia, Gran Bretagna, Inghilterra, Marocco, Messico, Portogallo, Russia, Scozia, Spagna, Stati Uniti, Vietnam No Comments »

il-viaggio-di-un-cuoco.jpgAnthony Bourdain è uno chef newyorkese che ha raggiunto la notorietà dopo aver pubblicato Kitchen Confidential, un resoconto senza filtri di tutto quello che succede nelle cucine dei ristoranti americani, senza tralasciare particolari agghiaccianti. In seguito gli fu offerta la possibilità di realizzare un travel-show intorno al mondo incentrato sulla cucina. Oltre agli episodi televisivi, visibili in Italia su Discovery Travel & Living, vi è il libro omonimo: Il Viaggio Di Un Cuoco (Feltrinelli, pp. 289, € 8,50). Con uno stile sarcastico affronta ogni viaggio come una sfida alla ricerca del pasto perfetto, che non vuol dire necessariamente che si svolga in un ristorante stellato, ma che si realizza quando si trova la giusta combinazione di cibo, atmosfera e compagnia. Si passa dalla Cambogia, con non pochi riferimenti ad Apocalypse Now, al Marocco, dove assaggia croccanti testicoli d’agnello, dalla Russia, con sauna, vodka e pesce affumicato, all’assaggio di un cuore di cobra che ancora batte a Saigon. Si alternano considerazioni sul cibo e sul suo legame con la cultura della popolazione che lo elabora. Un importante considerazione la fa sugli Stati Uniti che, trovando tutto già pronto e confezionato nel frigorifero, hanno perso completamente il contatto sull’origine degli alimenti, mentre all’opposto in Portogallo fa una toccante esperienza di macellazione e preparazione di un maiale che coinvolge parenti e amici.

Un’osservazione molto curiosa riguarda la cosiddetta ultima cena: chiedendo ad altri chef cosa mangerebbero nell’ultimo pasto a loro disposizione, le risposte sono invariabilmente molto semplici: cotolette, linguine al pomodoro, panino con carne fredda… Sembra nessuno ricordi di aver mangiato il miglior pasto della propria vita seduto in giacca e cravatta in un ristorante di lusso. Anthony Bourdain è alla ricerca della magia che caratterizza alcuni piatti in giro per il mondo, alcune volte ci riesce, altre no, ma rimane il fatto che la ricerca è decisamente affascinante e interessante. Consigliato a tutti coloro che oltre ai viaggi sono appassionati anche del cibo.

Recensione di Gianni Mezzadri

Il blog di Anthony Bourdain

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