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TIBET ULTIMA FRONTIERA – AMDO E KHAM di Roberto Bertoni

Cina, Fotografia, Roberto Bertoni, Tibet No Comments »

È un viaggio fotografico in uno dei luoghi più sacri della cultura buddhista, nel cuore dell’oriente, tra montagne che da sempre esercitano un fascino particolare abitate da un popolo che non ha mai perso il legame con la propria terra e la voglia di lottare per difendere la propria cultura. Il volume propone una serie di scatti che catturano gli intensi momenti di vita e di religiosità delle popolazioni che abitano nei deserti verdi dell’Amdo e del Kham, regioni tibetane del Nord, così poco raccontate. E’ un reportage attraverso praterie sconfinate interrotte solo da laghi e monasteri, immagini di vita quotidiana, feste, volti, paesaggi del Tibet. Sono foto scattate dalla fine degli anni Ottanta ad oggi nel corso di sette viaggi compiuti dall’autore alla ricerca di “un’umanità che merita di non scomparire”.

Sfogliando le pagine del libro si incontrano volti che sorridono e occhi che guardano lontano, pelli arrossate dal vento e segnate dal sole, uomini e donne che portano avanti tradizioni monastiche, danze, celebrazioni, nomadi che seguono ancora gli antichi ritmi dei loro antenati, gli stessi ritmi della natura. “Non cercavo il colore, il folklore, il glamour, eppure in Tibet i colori sono forti e saturi, le feste bellissime, il paesaggio nella sua sconfinata maestà lascia senza fiato. Ho trovato il sorriso, occhi vivi e profondi, calore umano mai più sentito in altre parti del mondo”… così esordisce l’autore introducendo i sei capitoli del reportage. Quaranta ritratti, le feste di capodanno nel Monastero di Labrang, la vita quotidiana dei nomadi e cavalieri del Kham, le loro feste estive, la kora' dell'Amnye Machen, la seconda montagna sacra del Tibet, la festa sciamanica del Dio della Montagna a Repkong, la cremazione di un grande Lama in Kham e molto altro ancora in questo volume dedicato “alle genti tibetane”.

Il libro contiene 270 foto di Roberto Bertoni formato 31×30,5 e 6 tavole a colori di Francesca Bersani, pag. 285, testi italiano e inglese.

Per acquistare il libro rivolgersi all’autore rob.bertoni@alice.it

Recensione di Paola Pedrini

UN MONDO CHE NON ESISTE PIU’ di Tiziano Terzani

Cambogia, Cina, Filippine, Fotografia, Giappone, India, Nepal, Reportage, Russia, Singapore, Thailandia, Tiziano Terzani, Vietnam No Comments »

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“Fotografare vuol dire cercare nelle cose quel che uno ha capito con la testa. La grande foto è l’immagine di un’idea.”

Anche se Tiziano Terzani è famoso per i suoi reportage dall’Asia, non era solo uno scrittore. Spesso accompagnava i suoi articoli con fotografie scattate con una vecchia Leica che teneva sempre al collo. Come diceva lui, lo rassicurava del fatto che, se gli fossero mancate le parole, una traccia di ricordo gli sarebbe rimasta nella pellicola.

Terzani ci ha lasciato in eredità tantissime fotografie di un mondo che non c’è più. A mettere ordine nel caos di centinaia di foto ci ha pensato il figlio Folco, che in questo meraviglioso libro accompagna gli scatti in bianco e nero con i testi tratti dai libri del padre. Una perfetta fusione di immagini e parole che ci porta nel Vietnam in guerra del ’73, nella Cina post Mao, nel Giappone degli anni ’80, a scoprire la caduta dell’impero sovietico e a incontrare l’umanità dell’India. E’ un viaggio nel tempo, in realtà ormai scomparse, e queste foto hanno sempre una storia da narrare. Raccontano anche la storia dell’autore, il quale, in una bellissima fotografia diventa parte integrante di questo mondo, con la lunga barba bianca si confonde con i personaggi dei suoi libri. E’ il simbolo della profonda sensibilità di questo reporter, che al pari di Riszard Kapuscinski, nel fare il suo mestiere entra a contatto con l’altro e si mette al suo livello, per poterlo capire e raccontare la sua realtà.

Questo libro è un buon punto di partenza per scoprire Tiziano Terzani e per chi lo conosce già per vedere i luoghi e i volti da lui descritti. Un libro che fa venire anche a noi la voglia di andare “alla ricerca dell’altro, di tutto quello che non conoscevo, all’inseguimento di idee, di uomini, di storie di cui avevo solo letto”.

Recensione di Gianni Mezzadri

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LA SCIMMIA TATUATA CONTRO IL DRAGONE MECCANICO di Marco Ferrarese

Asia, Cina, Marco Ferrarese, Usi e costumi, Viaggi No Comments »

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Benvenuti in Cina: terra di caste, sorrisi formali e incomprensioni all’ordine del giorno.

“La scimmia tatuata contro il dragone meccanico” è il resoconto di un anno di vita di Marco Ferrarese, conosciuto alla rete per il suo blog Monkeyrockworld, nello sconosciuto territorio cinese. Mi spoglio anticipatamente dai pregiudizi nei confronti dell’autore e dei suoi post al vetriolo e provo a immergermi  con le sue parole in questo mondo a me totalmente estraneo.

La domanda che emerge ad ogni paragrafo è “ma questa Cina, la ama o la detesta?”. Le descrizioni sono sempre approfondite ma accompagnate ogni volta da un tocco volutamente acido che lascia perplessi. Ma il senso di questo libro non  penso sia guardare lo stile, ma aprire gli occhi e “sentire”. Un po’ come un calcio nel sedere. Difficile descriverlo, forse il modo migliore è riprendere le sue parole: “Il libro non parla di nessuna cagata pseudoamericana cara Alla Narrativa Italiana, ma parla di Cose vere, verze e CARATTERI Cinesi, adattamento e disgusto, espatriare e sopportare. E non c’e’ nessun cazzuto personaggio inventato che fa cose incredibilmente degradanti come succhiare cazzi di froci o drogarsi abbestia come Rin Tin Tin, tutte cose inventate dalla fantasia di qualche sfigato Italiano che in verita’ manco mai si e’ fumato una canna”. Non male.

La realtà è che critica, sbuffa, si incazza quando viene trattato da straniero, sputa sull’Italia, sui turisti backpackers, su una Shangai troppo poco cinese e “troppo facile”… ma si adatta. Ai modi troppo cinesi di colleghi e superiori, a quel “mai perdere il controllo, mai lasciarsi sfuggire l’ombra di un’emozione, venire a un compromesso che tenga su le facce di tutte”. Forse si adatta perchè ogni tanto gli piace “apparire naturale e non sempre incazzato nero”, forse si adatta perchè spesso quando si è in ballo si deve ballare.. e lì si fa come il sistema comanda. Può non piacere lo stile, come scrive, come critica… ma anche solo per la visione oggettiva e reale che descrive, è da leggere.

Il libro si può comprare in versione cartacea o come file su Lulu.

Recensione di Paola Annoni

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IL SESSO INUTILE di Oriana Fallaci

Giappone, Hong Kong, India, Indonesia, Oriana Fallaci, Pakistan, Reportage, Stati Uniti, Usi e costumi No Comments »

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“Il sesso inutile”: ovvero le donne. Titolo provocatorio, come del resto è stata tutta la sua vita. “Sesso inutile”, due parole distrattamente pronunciate dalle labbra di un’amica infelice e riutilizzate da Oriana Fallaci per chiarire fin dall’inizio il tono di uno dei primi grandi reportage a firma di una giornalista e scrittrice che della provocazione fece una delle sue armi vincenti. Voce appassionata e coraggiosa,  inviata in prima linea sui fronti di guerra, intraprendente e aggressiva, ha discusso con le più alte personalità della politica internazionale, Oriana Fallaci ha cambiato il modo di fare giornalismo in Italia. 

Dalla proposta di Arrigo Benedetti, allora direttore de “L’Europeo”, il libro è un’inchiesta che riflette la condizione femminile nel mondo, principalmente in Oriente. Il libro, pubblicato nel 1961 e tradotto all’estero con undici edizioni straniere, risponde sul campo ad alcune domande chiave sull’universo femminile. «Dove vivono le donne più felici? E le donne, quando sono felici, perché lo sono e in relazione a che cosa? È possibile individuare un “pianeta delle donne” ben distinto, nei problemi e nelle ambizioni, da un “pianeta degli uomini”?» Nella prefazione al libro, scriveva la Fallaci: «Per quanto mi è possibile, evito sempre di scrivere sulle donne e sui problemi che riguardano le donne. Non so perché, la cosa mi mette a disagio, mi appare ridicola. Le donne non sono una fauna speciale e non capisco per quale ragione esse debbano costituire, specialmente sui giornali, un argomento a parte: come lo sport, la politica e il bollettino meteorologico».

Dopo circa cinquantamila chilometri di viaggio  alla ricerca di tracce di felicità e in compagnia del fotografo Duilio Pallottelli, Oriana è tornata con un rapporto originale, imprevedibile e divertente, che apparve in parte sulle colonne del “L’Europeo”, da Karachi a New York, passando per India, Indonesia, Hong Kong e Giappone. A Karachi in Pakistan assiste al matrimonio di una sposa bambina e si ribella all’idea delle donne velate (“più che un velo è un lenzuolo il quale le copre dalla testa ai piedi come un sudario”); a New Delhi incontra Rajkumari Amrit Kaur, figura di grande potere in India, e le sembra che assomigli a sua nonna; in Malesia conosce le matriarche che vivono nella giungla; a Singapore c’è la scrittrice Han Suyin, che sente subito amica; a Hong Kong le cinesi non hanno più i piedi fasciati ma le intoccabili abitano ancora sulle barche, senza mai scendere a terra; a Tokio è smarrita di fronte all’impenetrabilità delle giapponesi e a Kyoto affronta il mistero delle geishe; alle Hawaii cerca invano i segni di un’esistenza originaria intatta.

Il viaggio si conclude a New York, dove il progresso ha reso più facile la vita delle donne costringendole a confrontarsi con “un mondo di uomini deboli, incatenati a una schiavitù che essi stessi alimentano e di cui non sanno liberarsi”.

Oriana Fallaci (1929-2006), fiorentina, è stata definita “uno degli autori più letti ed amati del mondo” dal rettore del Columbia College of Chicago che le ha conferito la laurea ad honorem in letteratura. Ha intervistato i grandi della Terra e come corrispondente di guerra ha seguito i conflitti più importanti del nostro tempo, dal Vietnam al Medio Oriente.

Recensione di Paola Pedrini

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C’ERA UNA VOLTA L’ORIENTE di Pico Iyer

Asia, Cina, Filippine, Giappone, India, Indonesia, Myanmar, Nepal, Pico Iyer, Reportage, Tibet No Comments »

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Ogni volta che Oriente e Occidente si incontrano nasce una nuova danza, fatta di fascino e sfida, seduzione e confronto, un’innata curiosità per l’ignoto, una proiezione delle proprie illusioni verso lo straniero con un giusto pizzico di calcolo e di innocenza. Così Pico Iyer descrive l’incontro di due grandi culture, personale analisi di un lungo viaggio attraverso l’Asia negli anni ottanta, due mondi così estranei che combinati tra loro possono rivelare insoliti effetti. Due realtà in continuo mutamento e movimento, legate alle tradizioni senza essere più quelle di una volta, proiettate con lo sguardo al futuro ma con l’orecchio teso ad ascoltare ancora i ricordi del passato. Pico Iyer rappresenta la perfetta combinazione di scrittore e giornalista, curioso, obiettivo e passionale narratore; con la semplice descrizione dei fatti è in grado di metterci di fronte alle trasformazioni di due mondi e due culture che si riconoscono, si accarezzano ma non si incontrano mai realmente. Il panorama che offre Iyer è  quello di un popolo che sta assorbendo usi, costumi, modi di vivere, di pensare e di parlare del nostro mondo occidentale; l’impressione è quella che questo assorbimento avvenga però con prudenza e un certo scetticismo, senza permettere a una cultura di dominare mai veramente sull’altra ma, di rappresentare sempre una forte attrattiva. Con la capacità di mettere tutto in discussione, l’autore analizza quanto dell’occidente è stato assorbito dai Paesi asiatici citando esempi che spesso si rivelano tanto veritieri quanto grotteschi. 

Sull’isola di Bali turismo e paradiso sono caratteristiche innegabili quanto incompatibili perché più rapidamente i paradisi seducono i turisti, tanto più rapidamente i turisti riducono i paradisi. Il Tibet, considerato il regno sul tetto del mondo, sta lentamente scomparendo dando l’impressione di esistere solo nell’immaginazione dei viaggiatori che qui approdano e sembrano sentirsi in dovere di camuffarsi in gente del luogo. In Nepal si vende il Paradiso, quello legato agli accessori spirituali, un grande magazzino a prezzi economici, ancora più conveniente della vicina India. La Cina porge una volta la mano destra e una volta quella sinistra, senza sapere l’una dell’altra; ha aperto le porte al mondo ma all’Occidente concede solo appuntamenti al buio. La Birmania vive da sola come una vecchia zia e ci si scorda spesso di andarla a trovare. l’India è rappresentata da un’industria cinematografica che è il modello per eccellenza di un sistema produttivo di massa. E così prosegue il viaggio di Iyer, dalla Thailandia alle Filippine fino al Sol Levante, lasciando a casa convinzioni e certezze per aprire la mente a meraviglie, valori e problemi normalmente ignorati, per compiere un viaggio in stati d’animo, mentalità e passaggi segreti. 

I cambiamenti avvenuti negli anni e una dettagliata analisi razionale farebbero pensare alla conquista occidentale dell’Oriente. Invece la scoperta più grande, non solo per l’autore, è che nessuno dei Paesi visitati sarà mai completamente trasformato dall’Occidente. La cultura e la spiritualità  asiatiche sono troppo profonde per essere spazzate via da venti economici provenienti da ovest. Il sospetto è che sia l’Oriente a muoversi verso l’Occidente e non viceversa. Pico Iyer, di origine indiana, nasce in Inghilterra nel 1957. Si laurea a Oxford e poi ad Harvard. Collaboratore della rivista Time, ama scrivere e viaggiare, è uno dei migliori esponenti della narrativa postcoloniale che molto ha contribuito alla rinascita della letteratura inglese.  

Recensione di Paola Pedrini

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SILENZI DI SABBIA di Carla Perrotti

Asia, Australia, Carla Perrotti, Cina, Oceania, Viaggi No Comments »

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Dopo il Tenéré nell’ Africa australe, il Kalahari in Sud Africa e il Salar de Uyuni in Sud America, Carla Perrotti corona il sogno di una vita, ossia attraversare un deserto per ogni continente, raccontando in questo libro (Corbaccio, pp. 207, € 16,90) le sue ultime due imprese: la prima in Cina nel Taklimakan e la seconda in Australia, nel Simpson Desert. Come nelle precedenti esperienze estreme, la signora dei deserti affronterà i luoghi più insidiosi e inospitali del pianeta in solitaria e in completa autonomia, mettendo a dura prova la propria resistenza psicofisica. ll Taklimakan, incorniciato dalle montagne hymalaiane, si estende per 337.000 Km, ed è il secondo deserto al mondo dopo il Sahara. Il suo nome significa “deserto della morte irrevocabile”, infatti  ai tempi di Marco Polo, la Via della Seta, che partiva dalla capitale cinese, lo aggirava biforcandosi sui due lati esterni. Già allora era molto temuto, tanto che pochissime carovane osavano avventurarsi al suo interno e quindi il territorio è rimasto praticamente inesplorato sino ai giorni nostri. Nonostante ciò i cinesi lo considerano un luogo mitico e ne parlano con grande rispetto. In ventiquattro giorni Carla lo ha attraversato da sud a nord percorrendo ben 550 kilometri a piedi, con unico compagno di viaggio il suo zaino, contenente tutto il prezioso materiale indispensabile per la sua sopravvivenza. Durante la traversata ha dovuto fare i conti con temperature molto calde di giorno e nettamente sotto lo zero durante la notte, alimentarsi quasi esclusivamente con integratori dietetici in pillole e dormire in una piccola tenda che le permetteva appena di stendere le gambe. Ma poi le bastava assistere ad uno splendido tramonto con vista panoramica sulle dune del deserto per essere ricompensata di tutte le privazioni e sofferenze subite.

Infine c’è l’Australia ad aspettarla, con il suo Simpson Desert, per chiudere in bellezza il cerchio delle sue coraggiose e meravigliose imprese. Questo ultimo deserto è particolarmente impegnativo, i preparativi durano alcuni anni, tempo indispensabile per organizzare il viaggio, studiare il territorio, scegliere il materiale più adatto e seguire un rigido piano di allenamento e preparazione fisica. Alla fine di questo estenuante ma importantissimo lavoro, arriva finalmente il momento di partire e avventurarsi tra le dune rosse che caratterizzano questo splendido deserto, insidioso ma allo stesso tempo affascinante, che si estende per 170.000 km quadrati, dove le temperature arrivano a toccare i 55 gradi, le zanzare non lasciano un momento di tregua e dove vivono i serpenti più velenosi al mondo. In venti giorni Carla percorre 430 km e questa volta viene accompagnata da alcune presenze speciali: dingo, falchi ed emù. Cinque esperienze con difficoltà diverse tra loro, cinque deserti unici e spettacolari, difficili da comprendere, ma un unico filo conduttore: il desiderio di essere in armonia con loro, di meritarsi il loro rispetto rispettandoli, di entrare in punta di piedi nel loro cuore con molta umiltà. 

Carla ci insegna che la solitudine è spesso una condizione indispensabile per arrivare ad una maggiore conoscenza di sé e che le sue imprese possono essere considerate una metafora della vita, durante la quale, ognuno di noi, si trova ad affrontare piccoli e grandi deserti quotidiani.

Recensione di Susanna Canetti  

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L’INFINITO VIAGGIARE di Claudio Magris

Australia, Cina, Claudio Magris, Germania, Maldive, Repubblica Ceca, Russia, Spagna, Vietnam No Comments »


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L’infinito viaggiare (Mondadori, pp. 243, € 8,80) è il frammentato insieme di racconti, impressioni e scorci di mondo raccolti dall’autore tra il 1984 al 2004. Più che racconti sono riflessioni di personali momenti di viaggio, esperienze non scritte in presa diretta, ma rielaborate nella tranquillità di casa. La peculiarità del libro è di poter leggere “col senno di poi” parole e impressioni immerse nel momento, come la cronaca dei sentimenti popolari dei “non berlinesi” a un anno di distanza dalla caduta del muro di Berlino.

Offre ottimi spunti di indagine su quelle minoranza italiane che tendiamo a trascurare (di cici e sorbi ammetto di aver ignorato l’esistenza fino ad oggi), interessanti e curiosi i racconti  dai freddi paesi del nord  Europa, e dalle paradossali realtà cinesi e vietnamite. Nonostante le buone premesse il libro è faticoso, il linguaggio forbito e non scorrevole: in ogni pagina esce il professore in cattedra che è in lui, che purtroppo non riesce a coinvolgere il lettore.

La delusione sta nell’aspettarsi un libro di viaggio, che “l’infinito viaggiare”, non è. Il lettore cerca nelle pagine sentimenti, colori dei paesaggi, il calore delle persone dei luoghi visitati, invece si ritrova solo a chiedersi il suo livello di ignoranza di fronte a citazioni dotte e ricercate. Una visita alla casa di Dostoevskij si trasforma in un dibattito letterario, un viaggio in Iran l’occasione per mettere a confronto civiltà orientale e occidentale. La sensazione che ho percepito è il suo non volersi immergere nei luoghi che visita, il restare turista distaccato, come se cercasse solo spunti per poi documentarsi sui libri. Consigliato agli appassionati di storia, sconsigliato a chi ama viaggiare anche attraverso le pagine di un libro.

Recensione di Paola Annoni

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CADUTI DAL MURO di Tito Barbini e Paolo Ciampi

Albania, Bosnia, Cambogia, Cina, Germania, Paolo Ciampi, Reportage, Repubblica Ceca, Russia, Tibet, Tito Barbini, Ucraina, Ungheria, Uzbekistan, Vietnam 1 Comment »

 

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Nell’anno del ventennale della caduta del Muro di Berlino viene pubblicato questo splendido libro che racconta in tutto e per tutto il mondo di cui questo muro era il simbolo. Caduti dal Muro (Vallardi, pp. 300, € 12,00) tratta di un lungo pellegrinaggio, ma non è un racconto autobiografico, è lo scambio di mail tra Tito Barbini (viaggiatore con alle spalle 35 anni di storia politica attiva) e Paolo Ciampi (giornalista e scrittore) durante il lungo viaggio che porta il primo ad attraversare la maggior parte dei paesi che in passato hanno avuto un governo comunista.

Il viaggio di Tito è quasi un percorso catartico, attraverso quel disilluso mondo in cui lui aveva fermamente creduto e per cui aveva combattuto, il vagabondare di chi parte “con tutta la forza dell’uomo che con sè porta solo un bagaglio leggero di domande ed emozioni” e la compagnia virtuale di un un amico che è sempre con lui grazie all’intensa corrispondenza.

Partendo dalle macerie del muro di Berlino, attraversa l’Europa dell’est arrivando in Cina, Vietnam, Cambogia, senza una meta precisa: ed è proprio questo che colpisce, il fatto che lui viaggi spinto dal cuore, dal sentimento e dalla passione che l’hanno sempre mosso. E dall’altra parte Paolo, anche lui dello stesso orientamento politico, ma con meno viaggi nel suo bagaglio di ricordi. Lui viaggia attraverso i libri, la storia, i fatti che hanno cambiato il corso del mondo, e lo fa con una singolare passione, capire “i destini individuali nei grandi eventi della storia”, curioso di capire, per esempio, la storia personale di un dittatore sanguinario come Pol Pot, capire cosa lo ha portato a diventare il folle che senza scrupoli ha distrutto la Cambogia.

Incanta il fatto che non è solo uno scambio di mail, è il confronto generazionale di chi ha vissuto a pieno un’ideologia e ha combattuto per essa e chi l’ha “assunta” ma che non l’ha mai realmente sentita sua, il parallelo tra chi ha vissuto in prima persona i grandi eventi della storia e  chi, con onestà, si sente il “soggetto tipo” che riceve informazione dai media e non si sente parte della notizia.

Senza esasperare il mio giudizio è il libro di storia moderna che tutti a scuola avrebbero voluto avere, per il realismo di Tito e per la passione di Paolo: è un viaggio attraverso i paesi, attraverso la storia e i ricordi emozionati di chi la storia l’ha vissuta in prima linea. Entrambi sanno far vivere e far appassionare il lettore alla loro storia (e dare tantissimi spunti per approfondire i più svariati argomenti tramite libri e film, dai più celebri ai più sconosciuti). Lo consiglierei a chiunque, soprattutto a chi ha una ferma idea politica, per capire che la verità non è mai una sola.

Recensione di Paola Annoni

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IL LIBRO DELL’ASIA

Afghanistan, Arabia Saudita, Asia, Bahrain, Bangladesh, Bhutan, Brunei, Cambogia, Cina, Corea Del Nord, Corea Del Sud, Emirati Arabi Uniti, Filippine, Fotografia, Giappone, Giordania, Hong Kong, India, Indonesia, Iran, Iraq, Israele, Kuwait, Laos, Libano, Lonely Planet, Macao, Malaysia, Maldive, Mongolia, Myanmar, Nepal, Oman, Pakistan, Palestina, Qatar, Singapore, Siria, Sri Lanka, Tagikistan, Taiwan, Thailandia, Tibet, Timor Est, Turkmenistan, Uzbekistan, Vietnam, Yemen No Comments »

 

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L’Asia è un continente immenso che racchiude una moltitudine di etnie fra i suoi quasi 4 miliardi di abitanti (il 60% della popolazione mondiale). Tutta questa varietà la si può notare sfogliando quello che è uno dei migliori coffee table book in commercio, Il Libro dell’Asia (EDT, pp. 232, € 39,00), che offre una splendida panoramica attraverso schede che forniscono le formazioni essenziali e le esperienze cruciali, ma soprattutto tramite meravigliose fotografie. Scordatevi le immagini a bassa risoluzione, spesso piuttosto ordinarie, che si trovano nelle guide Lonely Planet, in questo volume la qualità delle foto è veramente eccezionale ed è il motivo principale per l’acquisto di questo libro. Vi sono anche alcuni interessanti itinerari suggeriti, opinioni dei viaggiatori e qualche approfondimento (tra cui “Un ritorno sulla Hippy Trail” di Tony Wheeler), ma per informazioni complete sui vari stati bisogna obbligatoriamente rivolgersi altrove. E’ comunque un piacere sfogliare le pagine di grande formato, magari sorseggiando un caffé seduti in una comoda poltrona e sognando di partire.

Recensione di Gianni Mezzadri  

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LONELY PLANET’S BEST IN TRAVEL 2009

Algeria, Australia, Bangladesh, Belgio, Brasile, Canada, Cile, Cina, Colombia, Francia, Georgia, Groenlandia, Guide, Kirghizistan, Laos, Libano, Lonely Planet, Messico, Norvegia, Oman, Peru, Polonia, Portogallo, Ruanda, Sierra Leone, Spagna, Stati Uniti, Svizzera, Thailandia, Tony Wheeler No Comments »

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Tra le tante pubblicazioni trasversali della Lonely Planet ci sono i volumi Best In Travel (pp. 242, £ 15,99), che da quest’anno non hanno più la dicitura Blue List. Semplificando molto, non sono altro che una raccolta di idee di viaggio raccolte in un piacevole libro che, più che da guida, funge da collezione di luoghi interessanti da visitare o esperienze da compiere. Nel volume 2009 sono presentate le 5 scelte di Tony Wheeler (partecipare a una mostra temporanea, fare un lungo viaggio, visitare uno stato che finisce con ‘stan, navigare da qualche parte e soggiornare a lungo in qualche posto), i 10 paesi da visitare, le 10 regioni e le 10 città da non perdere e un’interessante monografia sull’acqua. La sezione più divertente è la Top Travel Lists, dove gli autori si dilettano a compilare liste più o meno strampalate: i migliori posti dove avere una crisi di mezza età, i luoghi più salati del mondo e le piante più strane. 

Nel complesso un libro interessante dove trovare stimoli per nuovi viaggi e scoprire località meno conosciute e fuori dai classici circuiti, ammirando al tempo stesso bellissime fotografie. 

Recensione di Gianni Mezzadri  

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