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UNA CITTA’ O L’ALTRA di Bill Bryson

Austria, Belgio, Bill Bryson, Danimarca, Europa, Francia, Germania, Istanbul, Italia, Norvegia, Olanda, Reportage, Svezia, Svizzera, Turchia, Viaggi No Comments »

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Tra i commenti delle testate giornalistiche importanti mi cade subito l’occhio su il parere di “sette” che sottolinea come Bryson sappia “lanciare frecciate all’indirizzo dei cugini europei facendoli morire dal ridere”, sull’onda del fantastico “Un paese bruciato dal sole” mi faccio ancora una volta convincere dall’autore. Morire dal ridere. Beh, oddio. Ridere.

L’autore decide di ripetere il percorso fatto da giovane attraverso il vecchio continente partendo dall’estremo nord di Hammerfest arrivando alla Turchia, passando per i coffee shop olandesi, il pessimo cibo svedese e la follia automobilistica parigina. L’atteggiamento curioso e incantato lo caratterizza, in ogni città viene accompagnato da quella meravigliosa “sensazione di non sapere mai cosa potrebbe accadere” lo portano a riuscire a sorridere di tutto e a prendere ogni disavventura come un’avventura. Peccato che in questo viaggio emerga anche un atteggiamento ipercritico, che fa percepire una certa sufficienza nei confronti di questi “non americani” tanto strambi e con abitudini lontane dalle sue, stupito quasi che gli “europei” non si presentino tutti uguali in ogni angolo del continente (”Mi affascinava come gli europei potessero essere tanto uguali tra loro – a tal punto da risultare al contempo universalmente intellettuali e cerebrali, guidare auto minuscole e vivere in piccole case di città antiche, amare il calcio… – pur rimanendo così eternamente e sorprendentemente diversi”).

Infastidisce soprattutto la descrizione dell’Italia, che ai suoi occhi “vanta la struttura sociale della repubblica delle banane” e vede in Firenze una città “più pacchiana di quanto avesse diritto di essere qualsiasi città altrettanto bella e generosamente sovvenzionanta dai turisti”: ci sta anche questo, ma l’Italia non è “solo” questo, altrimenti ci si ferma sempre a pizza, mafia e mandolino.

Le sue descrizioni fanno ridere, ma dopo aver rivissuto posti visti e conosciuti attraverso i suoi occhi mi viene da pensare che tutto sia davvero un po’ troppo stereotipato e colorito, come se ogni paese europeo fosse solo la parodia di quello che ogni turista o viaggiatore si aspetti. Lo stile è sempre quello scorrevole e allegro di Bryson, ma forse è meglio che resti, con le prese in giro, al di là del mare.

Recensione di Paola Annoni

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IN UN PAESE BRUCIATO DAL SOLE di Bill Bryson

Australia, Bill Bryson, Viaggi 1 Comment »

in-un-paese-bruciato-dal-sole.jpgL’Australia è il più secco, piatto, caldo, arido sterile e climaticamente aggressivo di tutti i continenti abitati…questo è il paese dove anche il più tenero dei bruchi può stendervi con un pizzico tossico, dove non solo le conchiglie vi pungeranno, la talvolta vi punteranno”. Questa è la prima preoccupante presentazione che Bill Bryson dà dell’Australia. Dopo una decina di pagine è inevitabile innamorarsi di questo paese agli antipodi del “mondo civile” e ritrovarsi a cercare il costo di un biglietto per l’Australia o a interrogarsi se nell’albero genealogico c’è qualche parente emigrato.

E’ il perfetto quadro della storia e della società australiana raccontato attraverso il viaggio realizzato dall’autore nell’arido continente. Gli australiani sono persone estremamente gentili ed educate (“si scusano anche di cose di cui non hanno colpa”) ma evidentemente un po’ strani e stravaganti sono le loro abitudini: dalla passione per il cricket che si accompagna al fatto che “gli australiani preferiscono gli sport in cui uomini nerboruti si fanno sanguinare il naso”, alla musica anni ‘30 che ancora passa nelle radio, al modo in cui serenamente sminuiscono la gravità di convivere con animali pericolosi e divertirsi con attività che li “coinvolgono” (come il boogie boarding, un particolare di surf su una piccola tavola praticamente in mezzo agli squali o allegri pomeriggi in fiumi infestati dai coccodrilli), passando per l’abitudine di “costruire cose grandi con la forma di altre cose” (la grande aragosta, il grande montone merino e il grande gamberetto sono ottimi esempi), arrivando ovviamente all’amore sfrenato per i casinò.

Oltre al suo viaggio e alle stranezze che incontra (il negozio di articoli per animali e pornografia penso sia introvabile in qualsiasi altro angolo della terra) riesce a inserire lunghe pagine di storia, ma sempre con un tono allegro e divertente che non annoia mai: non avendo un passato di colpi di stato o guerre disastrose tendiamo a ignorare l’isola più grande del mondo, ma attraverso le parole di Bryson nasce la voglia di conoscere questo posto incredibile che riesce a conciliare caratteristiche e usi americani in un contesto tipicamente british.

Hanno un museo per tutto: come se dovessero scrivere quotidianamente la loro storia: il museo del verme gigante di Gippsland in puro stile tremors mi sembrava evitabile, ma quello “casalingo” dedicato al al mito del bandito Ned Kelly dev’essere tanto disgustoso quanto divertente.

Incredibili distanze da attraversare in treno o in macchina, paesini dispersi nel bush, lo stupore a Uluru, il Queensland: aneddoti divertenti e la passione che Bryson mette in ogni avventura condiscono una lettura scorrevole e divertente. 370 pagine da divorare che appassionano e che danno una generale visione su un mondo a sè, che è sempre stato ignorato per la lontananza dal resto del mondo, stupendo forse proprio perchè “non contaminato”.

Recensione di Paola Annoni

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NOTIZIE DA UN’ISOLETTA di Bill Bryson

Bill Bryson, Europa, Galles, Gran Bretagna, Inghilterra, Scozia No Comments »

notizie-da-unisoletta.jpgL’isoletta in questione è la Gran Bretagna e Bill Bryson dopo averci vissuto per quasi vent’anni, decide di darci un’ultima occhiata prima di trasferirsi negli Stati Uniti. Partendo da Dover arriva fino a John O’Groats, all’estremo nord della Scozia, seguendo un percorso alternativo ed originale. Sette settimane con lo zaino in spalla, usando i mezzi pubblici e spesso le sue gambe, alla (ri)scoperta di molti luoghi più e meno famosi. Passando attraverso piccoli e incantevoli borghi inglesi, verso città piene di brutture architettoniche come Oxford (ma che poi definisce un posto sostanzialmente meraviglioso), fino ad arrivare alla decadenza del porto di Liverpool e ai recenti miglioramenti di Glasgow, ogni cosa cattura lo sguardo curioso e sensibile di questo viaggiatore sui generis. Ma il tutto è anche una scusa per farci scoprire le caratteristiche della gente d’oltremanica, i loro vizi e le loro virtù, le abitudini a tavola, i pessimi gusti in fatto di programmi televisivi e molto altro sul modo di vivere britannico. Il tutto condito con le osservazioni fulminanti dell’autore, ricche di humour, alternate con digressioni a volte fuori tema, ma sempre molto divertenti. Irresistibili e personalissimi i suoi commenti su tutto quello che non gli va a genio, come quando avendo pagato tanto l’ingresso a Stonehenge, ed avendo esaurito la visita in 5 minuti, se ne stava a fissare le pietre cercando di ammortizzare il costo del biglietto

Per Bryson, americano dell’Iowa, quello per la Gran Bretagna è un amore profondo da quando vi sbarcò, ventiduenne, nel 1973. Ci trovò moglie quasi incidentalmente e vi rimase per quasi vent’anni. Questo libro è la sua dichiarazione d’amore per quella che è la sua seconda patria e che perciò riesce ad osservare con occhi stranieri, sottolineando pregi e difetti, curiosità e stranezze di questo paese “maledettamente assurdo, certo, ma assolutamente adorabile”.Questo libro arriva in Italia con 9 anni di ritardo, dopo il buon riscontro degli altri suoi libri pubblicati precedentemente: “America Perduta” (The Lost Continent), un lungo viaggio sulle strade statunitensi, “In un paese bruciato dal sole” (Down Under), resoconto dall’Australia, “Una passeggiata tra i boschi” (A Walk in the woods), sul suo folle viaggio a piedi lungo l’Appalachian Trail, “Una città o l’altra” (Neither here nor there), riguardante i suoi viaggi per l’Europa, e il piccolo “Diario Africano” sulle sua settimana in Kenya al seguito dell’organizzazione umanitaria CARE.

Recensione di Gianni Mezzadri

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