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QUANDO C’ERA SUPERMAN di Ambrogio Fogar

Ambrogio Fogar, Autobiografie, Turkmenistan No Comments »

 

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Quelli di Fogar non si possono definire viaggi, sarebbe infinitamente riduttivo, lui amava le imprese al limite del possibile, le sfide più difficili. Quando c’era superman (Piemme, pp. 189, € 14,50) non è uno dei libri in cui racconta una delle sue avventure. E’ molto di più. Perché, questa volta, non si tratta di un viaggio compiuto in qualche luogo sperduto del nostro pianeta, in qualche deserto di ghiaccio o in una qualche linea dell’orizzonte fatta solamente di oceano a perdita d’occhio. No, questa volta no. Questo è un viaggio molto più complicato, molto più intimo, all’interno di sé stesso, ma non per ciò meno importante. Nel 1992, a pochi chilometri dall’arrivo nel rally Parigi-Pechino, la sua Range Rover sbatte violentemente contro un blocco di pietra nascosto in mezzo alla sabbia del deserto. Da quel tragico incidente Fogar è costretto a letto, paralizzato dal collo in giù, e può parlare solo per mezzo di una macchina. Ed ecco che l’uomo invincibile, il super eroe, che aveva sfidato i ghiacci dell’Artico e compiuto il giro del mondo in barca a vela, entra nel mondo dei ricordi, ma non lo fa con rassegnazione o con senso di sconfitta, bensì con la consapevolezza che anche la prova più dura lui è riuscito ad affrontarla. Perché attraverso questa drammatica sfida è riuscito ad entrare con coraggio in una nuova dimensione. Nessuno meglio di lui ci può insegnare che l’essere coraggiosi non significa affatto non avere paure ma  esserne consapevoli e cercare di superarle. Così la sua mente ci regala ancora qualche splendida immagine, qualche prezioso racconto distillato dalle sue avventure, come il cane husky Armaduk, suo fedele compagno in mezzo ai ghiacci del polo, oppure i giorni passati in mare sul “Surprise” e il naufragio nel quale morì il suo miglior amico.

Con queste pagine, scritte poco prima di morire, Fogar spera di mandare un messaggio a tutti quanti: se qualcuno di voi riuscirà ad affrontare i fastidi della vita quotidiana con un coraggioso sorriso, dove ieri c’era solo disperazione e noia, allora questa fatica avrà un senso, e per me sarà una vittoria.

Recensione di Susanna Canetti  

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ISTANBUL di Ohran Pamuk

Autobiografie, Istanbul, Ohran Pamuk, Turchia No Comments »

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Fin dalle prime righe si capisce il perchè del titolo di questo libro (Einaudi, pp. 388, € 18,50), un’autobiografia intitolata semplicemente “Istanbul”: l’autore, il premio Nobel per la Letteratura nel 2006 Ohran Pamuk, descrive se stesso sempre e solo nel contesto cittadino, come se lui si sentisse parte di Istanbul e Istanbul parte integrante di quello che lui è diventato.

Se si dovesse definire questo saggio/autobiografia con due semplici parole potrebbero essere malinconico e polemico, anche se in questo caso sono sentimenti che nascono da troppo amore e troppa sensibilità. Ogni descrizione, ogni ricordo (anche dell’infanzia), ogni momento vissuto, sono raccontati con mesto sarcasmo, come se tutto fosse passato, scivolato nel suo bagaglio personale ma mai goduto realmente. L’autore è fondamentalmente triste e amaro, come la sua Istanbul, che questa condizione l’ha scelta con superbia. Vengono dedicati molti capitoli a chi ha rivolto la sua attenzione alla città, ma Pamuk è sempre piuttosto prevenuto prima di ogni citazione o descrizione: se interna la critica per poco amore e troppa attenzione verso l’occidente, se esterna è da lui malvista perchè percepisce che gli occidentali vedono la città come un “fenomeno esotico” che passa velocemente di moda. E’ proprio questo uno dei temi più caldi durante tutta la narrazione, lo scontro tra oriente e occidente perchè “la città , dal punto di vista della popolazione, si mostra talvolta troppo occidentale , creando così nei suoi abitanti una leggera inquietudine e la preoccupazione di non appartenere completamente al luogo”.

Prende in esame ogni aspetto della sua vita, dallo strano rapporto con la religione (“vivevo in una casa dove le contraddizioni, e le incoerenze spirituali ancor più profonde, erano trascurate silenziosamente”), alla famiglia, nucleo che lo ha cresciuto, formato e  che ha incrinato la sua visione della vita, apparentemente normale e borghese ma con profonde fratture interne. Parla approfonditamente dei suoi maestri (stupenda la figura di Reşat Ekrem Koçu e la sua enciclopedia di Istanbul piena di stravaganze) e del Bosforo, compagno silenzioso di sempre.

La lettura non è sicuramente scorrevole, ma il libro vale sicuramente la pena leggerlo per l’amore che riesce a infondere nei confronti di questa splendida città, questo “Leopardi alla turca” che come la sua città fatica ad essere non solo diverso, ma speciale.

Recensione di Paola Annoni

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COSA TI PORTI DIETRO SE SAI DI NON TORNARE PIU’? di Roberto Di Marco

Autobiografie, Brasile, Cambogia, Etiopia, Filippine, Giappone, India, Indonesia, Laos, Roberto Di Marco, Romania, Russia, Stati Uniti, Sudafrica, Thailandia, Yemen No Comments »

 

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Molte persone sognano di mollare tutto e cambiare vita trasferendosi in un paese straniero, soprattutto quando la vita quotidiana risulta noiosa e stressante. In questo libro (Fbe edizioni, pp. 272, € 13,00) Roberto di Marco, psicologo e criminologo, raccoglie 15 storie vere di uomini e donne che hanno tagliato i ponti con il proprio paese di origine, affrontando realtà completamente diverse. C’è chi fugge da una situazione scomoda o pericolosa, chi molla una famiglia ingrata, chi sceglie di andarsene per un bisogno di novità e di scoperta. Le storie di questi espatriati sono tutte diverse, così come le loro personalità. Alla fine di ogni capitolo l’autore analizza le motivazioni e le dinamiche sotto un’ottica psicologica, scoprendo i meccanismi che si celano dietro a scelte a volte estreme.

Il libro è scritto in modo semplice, quasi colloquiale, e i racconti scorrono via con piacevolezza.

Frammenti di vita, storie fuori dall’ordinario che ci portano in realtà lontane e che sono utili per vari motivi. Innanzitutto è una panoramica sulla vita quotidiana degli espatriati, con i piccoli problemi e le difficoltà della vita residenziale all’estero, le relazioni sociali e i rapporti di coppia con la popolazione locale. Inoltre è ricco di curiosità e di aneddoti, e aiuta a capire di come a volte è possibile inserirsi e integrarsi in un una nuova cultura. Le storie raccolte sono estremamente interessanti e avventurose, persone ordinarie che però decidono di fare scelte straordinarie, il cui cammino di vita prende svolte imprevedibili.

Questo libro può essere anche uno stimolo per chi non sa decidersi a fare il grande salto, rimandando all’infinito cercando ogni volta un nuovo alibi e illudendosi che la vita sia infinita. Fortemente consigliato.

Recensione di Gianni Mezzadri  

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LA MASAI BIANCA di Corinne Hofmann

Africa, Autobiografie, Corinne Hofmann, Kenia, Svizzera 4 Comments »

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La storia di Corinne Hofmann è sconcertante: si stenta a credere che una ragazza svizzera, in vacanza in Kenia con il ragazzo, possa innamorarsi a prima vista di un guerriero Masai e possa decidere di abbandonare la propria vita agiata a Berna e tutti i legami familiari, per vivere in una capanna in mezzo alla savana africana. Potrebbe sembrare la trama di un assurdo romanzo rosa, ma è tutto incredibilmente vero. Più che la storia d’amore, tra l’altro basata esclusivamente su un’irrazionale attrazione dato che all’inizio non riesco praticamente a comunicare a causa della mancanza di una lingua comune, questo libro è estremamente interessante per come mostra le immense differenze culturali tra due persone cresciute in due mondi diversissimi. La Masai Bianca (BUR, pp. 316, € 9,00) è nelle intenzioni dell’autrice il racconto di tutte le difficoltà incontrate nel corso di 4 anni per poter realizzare il proprio sogno di sposare Lketinga. I problemi affrontati sono i più svariati, dalla burocrazia alla salute, dai trasporti alle differenze culturali. Un’esperienza eccezionale, riuscita solo grazie a una forza di volontà fuori dal comune e che, anche se fatica a comprendere le ragioni di questa scelta, risulta un’avventura estremamente godibile. Si entra a contatto con le abitudini dei Masai, con il loro quotidiano modo di vivere, con le loro idee e costumi, con le credenze e con quanto ignorano del mondo esterno. Alla fine risulta essere un trattato antropologico sull’incontro/scontro tra una ragazza europea e un popolo che non hanno praticamente nessun punto in comune. 

Nel 2005 dal libro è stato tratto un film con la regia di Hermine Huntgeburth.

I successivi avvenimenti nella vita di Corinne Hofmann sono narrati in Reunion in Barsaloi e Back To Africa, non ancora tradotti in italiano.

Recensione di Gianni Mezzadri  1 Star2 Stars3 Stars4 Stars5 Stars6 Stars7 Stars8 Stars9 Stars10 Stars (4 votes, average: 9.00 out of 10)
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VAGABONDING di Rolf Potts

Autobiografie, Filosofia di viaggio, Guide, Rolf Potts, Viaggi 2 Comments »

vagabonding.jpgTra le tante guide utili a programmare un viaggio all’estero questa si differenzia notevolmente. Insegna infatti a viaggiare per un periodo di tempo non limitato, forse per il resto della vita. Molte persone sentono l’urgenza di viaggiare per lunghi periodi, ma non sanno come trovare il tempo e le risorse per farlo: la paura blocca questo desiderio di libertà e il sogno rimane tale. Questo libro è perfetto per queste persone. Innanzitutto ci mostra come i viaggi di lunga durata in paesi lontani sono decisamente alla portata di quasi tutti, basta liberarsi dalle paure, dalle mode e dalle rate mensili da pagare per cose di cui non abbiamo bisogno. Poi stimola a scindere l’idea del tempo dal denaro, in modo da evitare di pensare che siamo troppo poveri per permetterci la libertà. Infine ci spiega che il vagabonding è un nuovo modo di vedere la vita che accresce le proprie alternative personali e non le cose che si possiedono. E’ un atteggiamento, un interesse amichevole verso la gente, i luoghi e le cose, che fa di una persona un esploratore nel senso più vero e più pieno del termine.

In questo libro (Ed. Ponte alle Grazie, pp. 195, € 12,00) Rolf Potts da le necessarie informazioni su come finanziare il viaggio, su come scegliere la destinazione, su come adattare il proprio stile di vita in viaggio tagliando il superfluo, su come lavorare e fare volontariato all’estero e su come affrontare le avversità e i problemi. Inoltre suggerisce molti siti internet su dove trovare risorse adatte allo scopo: siamo infatti in un’epoca in cui la rete ci permette di avere opportunità praticamente infinite (basti pensare al fenomeno couchsurfing che permette di dormire gratis in quasi tutto il mondo).

Ad una più attenta analisi però il libro di Potts è più un’opera filosofica che una guida pratica, nel senso che analizza dettagliatamente il cambio di mentalità e l’arricchimento spirituale che ci può dare un’esperienza di vagabonding. Vuole ispirare una specie di rivoluzione interna che possa portare a rendere più interessante e più piena la nostra vita.

Arricchiscono il libro numerosi pezzi di famosi viaggiatori, filosofi ed esploratori e di comuni globe-trotter.

L’unico difetto è che essendo il libro del 2003 molti riferimenti a websites risultano per forza di cosa datati. Per il resto è un fantastico libro che ribalta la comune concezione del viaggio che lo considera come un altro accessorio, o un’esperienza smussata e incapsulata che acquistiamo al pari del vestiario e dell’arredamento.

Il sito web dell’autore: www.rolfpotts.com

Recensione di Gianni Mezzadri

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UN GIORNO, VIAGGIANDO… THE LONELY PLANET STORY di Tony e Maureen Wheeler

Asia, Australia, Autobiografie, Europa, Maureen Wheeler, Oceania, Tony Wheeler 1 Comment »

un-giorno-viaggiando.jpgProbabilmente i nomi di Tony e Maureen Wheeler non diranno molto alla maggior parte dei viaggiatori, mentre il marchio Lonely Planet invece ha tutt’altra popolarità. Pur esistendo tante guide in commercio, quella che più di tutti ha saputo affermarsi a livello mondiale, soprattutto per quanto riguarda le mete più esotiche o particolari, sono quelle edite dall’australiana Lonely Planet.

I suoi fondatori, i coniugi Wheeler appunto, australiani non lo erano e in Un giorno, viaggiando… The Lonely Planet Story (EDT, p. 437, € 18,00) raccontano la loro storia, intrecciando le vicende personali con il percorso professionale.Nasce tutto per caso nel 1972, con un viaggio via terra da Londra all’Australia attraverso tutta l’Asia, utilizzando tutti i mezzi possibili. Arrivano a Sydney con 27 cent in tasca e vista la quantità di domande a cui sono sottoposti dai conoscenti riguardo la rotta transasiatica, decidono di scrivere una piccola guida sull’argomento. La stampano, la rilegano e la vendono da soli e con i proventi riescono a fare un secondo viaggio nel sudest asiatico che diventa la loro seconda guida. Across Asia on the Cheap e South-East Asia on a Shoestring, diventano le “bibbie dei backpackers” e segnano l’inizio di una serie di pubblicazioni dedicate a paesi fino ad allora ignorati dall’editoria specializzata.Dopo numerosi problemi finanziari e aver rischiato la chiusura, nel giro di 10 anni la Lonely Planet raggiunge il milione di dollari di fatturato e da quel momento la crescita non è mai rallentata (tranne nel periodo post 11 Settembre).

Le guide che vengono pubblicate oggi sono il frutto di una lunga evoluzione, non sono dedicate solo ai saccoapelisti con pochi soldi in tasca, ma abbracciano una più larga fetta del mercato dei viaggiatori. Questo libro racconta la storia di questa evoluzione, ma anche il resoconto di tanti viaggi intorno al mondo, con tanti aneddoti e retroscena divertenti. Una lettura piacevole, ricca di curiosità e di notizie interessanti, che stimola il viaggiatore a una sempre nuova partenza.

p.s.: un consiglio personale: se viaggiate non limitatevi a portare con voi solo le Lonely Planet. Anche le Rough Guides e le Routard normalmente sono molto ben fatte e le guide visuali della Mondatori per le città sono le più comode da usare.

Recensione di Gianni Mezzadri

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IN VIAGGIO CON ERODOTO di Ryszard Kapuściński

Autobiografie, Europa, Grecia, Polonia, Reportage, Ryszard Kapuściński No Comments »

in-viaggio-con-erodoto.jpgChi fu il primo reporter della storia? Secondo Riszard Kapuscinski, autore di interessanti libri-reportage da tutto il mondo (consigliati specialmente Ebano, Imperium e Sha-in-Sha) è stato Erodoto che con le sue Storie ha raccontato le vicende storiche della sua epoca con il punto di vista di un giornalista. Ha visitato i paesi di cui ha raccontato le vicende, ha raccolto testimonianze, analizzato il contesto socio-culturale e tratto le conclusioni mantenendo le riserve necessarie quando si riportano le storie riferite da altri. Kapuscinski sente in Erodoto una sua anima gemella, una persona che come lui mossa “dalla curiosità del mondo, dal desiderio di esserci, di vedere e sperimentare tutto di persona” affronta lunghi viaggi e spedizioni rischiose per raccontare la Storia.

Le Storie di Erodoto si intersecano con le vicende di Kapuscinski come inviato di India, in Cina, in Africa e in Iran, in un alternarsi di salti temporali tra il mondo dell’antica Grecia e il XX secolo. In viaggio con Erodoto (Feltrinelli Traveller, p. 256, € 7,50) è un omaggio sentimentale dedicato a un autore molto amato che oltre al macrocosmo delle vicende storiche ha compreso il microcosmo delle passioni umane. E’ un piacevole libro che ci porta alla riscoperta della storia del primo scontro tra civiltà occidentale e orientale (i Greci contro i Persiani), in una percezione più completa a un elenco di eventi, che non può prescindere dai i meccanismi dell’animo umano, delle sue grandezze e dei suoi errori. “A giudicare da come il mondo viene visto e descritto Erodoto doveva essere una persona tollerante e comprensiva, serena, socievole, e alla mano. Anziché manifestare odio o rabbia, cerca sempre di capire, di scoprire, come mai uno abbia agito in un determinato modo”.

Mette anche in luce il contrasto tra l’ambizione dell’obiettività e il vincolo della soggettività. E’ un problema senza una soluzione, ma, insegna Kapuscinski, una condizione necessaria è liberarsi dal provincialismo: quello dei luoghi, quello dei tempi. Come infatti ci mette in guardia T.S. Eliot quest’ultima forma di provincialismo “considera la storia una pura e semplice cronaca degli accorgimenti umani i quali, una volta compiuta la loro funzione, sono finiti nella spazzatura; un provincialismo secondo il quale il mondo è una proprietà esclusiva dei vivi, dove i morti non detengono quote di mercato”. Ma come scrive Kapuscinski “… basta una pagina di storia… la storia è un ininterrotto succedersi di presenti e per la gente d’allora le storie più antiche erano quelle che sentivano più attuali e vicine”. Sono provincialismi che oggi ritroviamo quotidianamente sui nostri giornali e nei nostri telegiornali. Proprio per questo non ci si deve stancare di ascoltare altre voci, di guardare e di cercare.

Recensione di Gianni Mezzadri

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AUTORITRATTO DI UN REPORTER di Ryszard Kapuściński

Autobiografie, Europa, Polonia, Reportage, Ryszard Kapuściński No Comments »

autoritratto-di-un-reporter.jpgIl 23 Gennaio 2007 è scomparso a Varsavia Ryszard Kapuściński, uno dei migliori giornalisti di sempre. Una triste notizia per tutti coloro che conoscevano questa straordinaria persona, anche se solo attraverso le sue pubblicazioni. Nato nel 1932 in Polonia, aveva cominciato a lavorare per l’agenzia di stampa polacca come corrispondente estero in Africa dove copriva, da solo, più di 50 paesi. In seguito ha viaggiato in Asia, in Europa e in America, occupandosi principalmente di guerre, colpi di stato e di Paesi in via di sviluppo. In Autoritratto di un reporter (Feltrinelli, pp. 116, 10,00) vengono riportati estratti di suoi scritti e di sue interviste, plasmando un riassunto della sua vita e del suo pensiero, dalle sue origini a tutto quello che ruotava attorno alla sua professione di reporter.

Kapuściński non era un giornalista comune, possedeva una carica di umanità e di empatia che lo rendeva più vicino alle persone di cui raccontava la vita. Viveva lontano dalle comodità, in mezzo alla gente, prendendo casa nei quartieri degradati, senza permettersi il lusso di raccontare la storia nella comodità di una camera d’albergo. Come afferma il titolo di un suo precedente libro sempre sul giornalismo, “il cinico non è adatto a questo mestiere”, e questa è stata sempre la sua professione di fede, ribadita più volte anche all’interno delle pagine di questo libro.

Siamo abituati a dei mass media che coprono tutti gli stessi avvenimenti, muovendosi a branchi come le pecore e lasciando scoperte moltissime parti del pianeta. Non riuscendosi a muovere da soli, indipendentemente dagli altri, in qualunque parte del mondo si leggono e si vedono gli stessi servizi e le stesse notizie. Perciò dà un grande piacere sentire raccontare di originali guerre del football (nel 1969 tra Honduras e El Salvador), avere ritratti esaurienti di personalità potenti e stravaganti come dell’imperatore di Etiopia Haile Selassié e dello scià di Persia Mohammad Reza Pahlavi e avere un resoconto chiaro e preciso di quello che avvenne in Rwanda nel 1994. Persone e fatti e poco familiari, o addirittura sconosciuti, anche per chi legge abitualmente giornali e cerca di tenersi informato, ma le storie e lo stile di Kapuściński ci avvicinano a mondi lontani, avvolgendoci e affascinandoci con racconti di uomini e luoghi che difficilmente conosceremo. Il suo destinatario ideale è “una persona giovane, curiosa del mondo e desiderosa di conoscerlo, anche se la vita non gli permette di vederlo personalmente. E’ intelligente, ha letto molto, ha una sensibilità sviluppata”.

Questo libro può essere una buona introduzione a chi non conosce colui che è stato definito “l’Erodoto dei nostri tempi”, ma anche un buon approfondimento per chi ha già letto tutto quello che ha pubblicato in Italia, in attesa delle traduzioni delle altre sue opere.

Qua di seguito quanto finora si può trovare in libreria, nel mio personale ordine di preferenza:

Ebano (Feltrinelli): storie dall’Africa, fuori dai percorsi comuni. Straordinarie e cariche di umanità.

Shah-in-Shah (Feltrinelli): l’Iran dai primordi della dinastia Pahalevi fino alla caduta.Imperium (Feltrinelli): la caduta dell’Unione Sovietica vista dalla periferia dell’impero

La prima guerra del football e altre guerre di poveri (Feltrinelli): altre storie dall’Africa e dal Sudamerica dal 1960 al 1976

Il Negus. Splendori e miserie di un autocrate (Feltrinelli): un ritratto a metà tra analisi storica, reportage e opera narrativa attraverso le parole dei collaboratori dell’ultimo imperatore d’Etiopia

In viaggio con Erodoto (Feltrinelli): la vita di Kapuscinski in parallelo con quella del primo reporter della storia.

Il cinico non è adatto a questo mestiere. Conversazioni sul buon giornalismo (Ed. E/O): per essere dei buoni giornalisti bisogna essere mossi da motivazioni etiche? Che rapporto c’è tra realtà e narrazione? Come muoversi tra ricerca della verità e condizionamenti del potere?

Dall’Africa (Bruno Mondadori): non si racconta solo con le parole ma anche con le fotografie. In questo caso splendide e di grande formato.

Taccuino d’appunti. Testo polacco a fronte (Forum Edizioni): poesie, semplici e toccanti.

Lapidarium (Feltrinelli): un libero intarsio di meditazioni che traggono ispirazione dai viaggi, dalle letture, dalle riflessioni, dagli incontri con artisti e intellettuali, dalla lettura di libri, dal cinema e dalla musica.

Recensione di Gianni Mezzadri

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