Quelli di Fogar non si possono definire viaggi, sarebbe infinitamente riduttivo, lui amava le imprese al limite del possibile, le sfide più difficili. Quando c’era superman (Piemme, pp. 189, € 14,50) non è uno dei libri in cui racconta una delle sue avventure. E’ molto di più. Perché, questa volta, non si tratta di un viaggio compiuto in qualche luogo sperduto del nostro pianeta, in qualche deserto di ghiaccio o in una qualche linea dell’orizzonte fatta solamente di oceano a perdita d’occhio. No, questa volta no. Questo è un viaggio molto più complicato, molto più intimo, all’interno di sé stesso, ma non per ciò meno importante. Nel 1992, a pochi chilometri dall’arrivo nel rally Parigi-Pechino, la sua Range Rover sbatte violentemente contro un blocco di pietra nascosto in mezzo alla sabbia del deserto. Da quel tragico incidente Fogar è costretto a letto, paralizzato dal collo in giù, e può parlare solo per mezzo di una macchina. Ed ecco che l’uomo invincibile, il super eroe, che aveva sfidato i ghiacci dell’Artico e compiuto il giro del mondo in barca a vela, entra nel mondo dei ricordi, ma non lo fa con rassegnazione o con senso di sconfitta, bensì con la consapevolezza che anche la prova più dura lui è riuscito ad affrontarla. Perché attraverso questa drammatica sfida è riuscito ad entrare con coraggio in una nuova dimensione. Nessuno meglio di lui ci può insegnare che l’essere coraggiosi non significa affatto non avere paure ma esserne consapevoli e cercare di superarle. Così la sua mente ci regala ancora qualche splendida immagine, qualche prezioso racconto distillato dalle sue avventure, come il cane husky Armaduk, suo fedele compagno in mezzo ai ghiacci del polo, oppure i giorni passati in mare sul “Surprise” e il naufragio nel quale morì il suo miglior amico.
Con queste pagine, scritte poco prima di morire, Fogar spera di mandare un messaggio a tutti quanti: se qualcuno di voi riuscirà ad affrontare i fastidi della vita quotidiana con un coraggioso sorriso, dove ieri c’era solo disperazione e noia, allora questa fatica avrà un senso, e per me sarà una vittoria.
Recensione di Susanna Canetti









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