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IL SESSO INUTILE di Oriana Fallaci

Giappone, Hong Kong, India, Indonesia, Oriana Fallaci, Pakistan, Reportage, Stati Uniti, Usi e costumi No Comments »

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“Il sesso inutile”: ovvero le donne. Titolo provocatorio, come del resto è stata tutta la sua vita. “Sesso inutile”, due parole distrattamente pronunciate dalle labbra di un’amica infelice e riutilizzate da Oriana Fallaci per chiarire fin dall’inizio il tono di uno dei primi grandi reportage a firma di una giornalista e scrittrice che della provocazione fece una delle sue armi vincenti. Voce appassionata e coraggiosa,  inviata in prima linea sui fronti di guerra, intraprendente e aggressiva, ha discusso con le più alte personalità della politica internazionale, Oriana Fallaci ha cambiato il modo di fare giornalismo in Italia. 

Dalla proposta di Arrigo Benedetti, allora direttore de “L’Europeo”, il libro è un’inchiesta che riflette la condizione femminile nel mondo, principalmente in Oriente. Il libro, pubblicato nel 1961 e tradotto all’estero con undici edizioni straniere, risponde sul campo ad alcune domande chiave sull’universo femminile. «Dove vivono le donne più felici? E le donne, quando sono felici, perché lo sono e in relazione a che cosa? È possibile individuare un “pianeta delle donne” ben distinto, nei problemi e nelle ambizioni, da un “pianeta degli uomini”?» Nella prefazione al libro, scriveva la Fallaci: «Per quanto mi è possibile, evito sempre di scrivere sulle donne e sui problemi che riguardano le donne. Non so perché, la cosa mi mette a disagio, mi appare ridicola. Le donne non sono una fauna speciale e non capisco per quale ragione esse debbano costituire, specialmente sui giornali, un argomento a parte: come lo sport, la politica e il bollettino meteorologico».

Dopo circa cinquantamila chilometri di viaggio  alla ricerca di tracce di felicità e in compagnia del fotografo Duilio Pallottelli, Oriana è tornata con un rapporto originale, imprevedibile e divertente, che apparve in parte sulle colonne del “L’Europeo”, da Karachi a New York, passando per India, Indonesia, Hong Kong e Giappone. A Karachi in Pakistan assiste al matrimonio di una sposa bambina e si ribella all’idea delle donne velate (“più che un velo è un lenzuolo il quale le copre dalla testa ai piedi come un sudario”); a New Delhi incontra Rajkumari Amrit Kaur, figura di grande potere in India, e le sembra che assomigli a sua nonna; in Malesia conosce le matriarche che vivono nella giungla; a Singapore c’è la scrittrice Han Suyin, che sente subito amica; a Hong Kong le cinesi non hanno più i piedi fasciati ma le intoccabili abitano ancora sulle barche, senza mai scendere a terra; a Tokio è smarrita di fronte all’impenetrabilità delle giapponesi e a Kyoto affronta il mistero delle geishe; alle Hawaii cerca invano i segni di un’esistenza originaria intatta.

Il viaggio si conclude a New York, dove il progresso ha reso più facile la vita delle donne costringendole a confrontarsi con “un mondo di uomini deboli, incatenati a una schiavitù che essi stessi alimentano e di cui non sanno liberarsi”.

Oriana Fallaci (1929-2006), fiorentina, è stata definita “uno degli autori più letti ed amati del mondo” dal rettore del Columbia College of Chicago che le ha conferito la laurea ad honorem in letteratura. Ha intervistato i grandi della Terra e come corrispondente di guerra ha seguito i conflitti più importanti del nostro tempo, dal Vietnam al Medio Oriente.

Recensione di Paola Pedrini

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ARCHITECTOUR di Giordana Querceto

Architettura, Giordana Querceto No Comments »

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La passione per i viaggi, per l’architettura e l’attenzione alle tematiche ambientali, il rispetto per la natura le la vivibilità degli spazi urbani sono il filo conduttore di questo testo che si snoda attraverso 11 interviste a grandi architetti, realizzate direttamente nei rispettivi uffici, in giro per il mondo. Professionisti individuati secondo da una logica precisa e legati da un percorso che ha condotto l’autrice a viaggiare per 3 continenti, lungo l’emisfero sud. Scelta non casuale in quanto proprio laddove si riscontrano differenze sempre più evidenti tra paesi in via di sviluppo e nuove potenze economiche si percepiscono segnali sempre più diffusi di maggiore attenzione alle problematiche del rispetto delle caratteristiche ambientali e dell’uso delle fonti rinnovabili finalizzate al risparmio energetico, al riciclo delle acque e dei rifiuti, sia per un nuovo approccio, anche in presenza di una fulminante sopravvenuta ricchezza, sia per sensibilità o a volte per sopravvivenza, quando i problemi sono ben altri, riscontrano esempi di assoluta eccellenza.

Giordana Querceto racconta, attraverso queste interviste, un modus operandi che non rinuncia all’espressione di un linguaggio autonomo da parte di ciascun architetto e mostra, attraverso i lavori presentati, un mondo nuovo possibile e sostenibile. Un mondo basato sulla bellezza ed anche sulla responsabilità che ciascuno di essi, attraverso il proprio lavoro, assume nei confronti dell’ambiente e delle persone che lo abitano.

Un percorso affascinante ed una sfida da raccogliere, anche per chi, non strettamente addetto ai lavori, vuole conoscere ed agire secondo una coscienza rinnovata e consapevole del ruolo di ciascuno di noi e delle scelte possibili cui affidare il nostro futuro.

Recensione di Piernicola Intini

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AMORE A VENEZIA, MORTE A VARANASI di Geoff Dyer

Geoff Dyer, India, Italia, Viaggi No Comments »

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Travolgente, acuto, divertente e pieno di energia. Dopo undici anni Geoff Dyer ritorna al romanzo e lo fa con una storia sospesa tra la mondanità viziosa di Venezia e la sacrale spiritualità dell’India. Due romanzi in uno o un romanzo diviso in due? Il primo scritto in terza persona, il secondo in una prima persona che sembra avere molti punti in comune con quella eccentrica e irrequieta dell’autore. 

La prima parte si svolge in Italia, nell’estate torrida del 2003, sullo sfondo di una Venezia invasa dalla mondanità della Biennale d’Arte Contemporanea. Lui è un critico d’arte, lei una giovane gallerista, un incontro casuale si trasforma in una travolgente passione erotica tra interviste, party, droghe ed eccessi. La Biennale, istruzioni per l’uso? Forse, tra feste, alcol e ore piccole tra le calli della città lagunare, isola felice di galleristi snob, di “imbucati con accredito” e vetrina di artisti che si sentono arrivati. Gesti, parole e nevrosi dei personaggi del mondo dell’arte e dello spettacolo immersi in una realtà superficiale e fortemente estetizzata sullo sfondo di un amore carnale che non lascia dubbi sulla sua continuità.

Poi il lavoro di giornalista lo porta in India, un’altra città, un altro viaggio. Questa volta sulle rive del Gange, a Varanasi, una delle città sacre dell’induismo indiano. Il ritmo cambia e si fa lento, meditativo, il cerchio si stringe intorno al concetto di morte in un divagare di riflessioni al limite del surreale. Il protagonista perde progressivamente il contatto con il suo mondo di origine e il tempo cessa di girare vorticosamente. Immerso nell’atmosfera decadente della città, si perde tra la folla che accalca i ghat, tra templi e pire funebri, si immerge nelle acque sacre del fiume e tra vita e morte, tra malattia e ascesi va incontro, senza precisa intenzione, a una nuova rinascita. Che non è conversione ma trasformazione. 

Geoff Dyer, Cheltenham, 1958. Eccentrico autore del celebre Natura morta con custodia di sax, ritratto dei grandi della musica jazz, vive a Londra. Oltre al saggio sulla fotografia L’infinito istante (Einaudi, 2007) Dyer è anche autore di vari volumi di critica letteraria (saggi su John Berger e D. H. Lawrence), libri di viaggi (Yoga per gente che proprio non ne vuole sapere, Mondadori), e varie opere di narrativa (In cerca, Brixton Pop, Paris Trance, Instar).

Recensione di Paola Pedrini

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ORME. UNA DONNA E QUATTRO CAMMELLI NEL DESERTO AUSTRALIANO di Robyn Davidson

Australia, Robyn Davidson, Viaggi No Comments »

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Fino a dove si può spingere la tenacia di una donna che cerca di raggiungere il suo sogno? Robyn Davidson sembra insegnare che si può sopportare davvero tutto per un obiettivo, anche se dai contorni folli. Il progetto è nel titolo, attraversare il deserto partendo da Alice Springs per arrivare al mare, attraversando l’arido e pericoloso bush australiano. Ovviamente con un budget pari a zero.

Dopo un lungo periodo di addestramento (suo e dei cammelli che riesce ad ottenere dopo mille peripezie tra solitudine e un maestro la cui miglior dote è la cattiveria) riesce a imbarcarsi nella sua impresa, con un’organizzazione a dir poco precaria e un inaspettato finanziamento dal National Geographic (e un ingombrante ma sensibile fotografo): lei, il suo cane Diggity e i quattro cammelli: Dookie, Bub, Zelieka e il suo pestifero figlio Goliath. Il suo obbiettivo primario però non è scrivere un libro, o un pezzo, ma solo superare sè stessa. Non è una super donna, non si atteggia a coraggiosa, ma la diventa. Ogni passo, ogni miglio superato diventano insegnamenti, soprattutto grazie al contatto con il tanto contestato mondo degli aborigeni che vivono nell’entroterra del continente. Per una parte del viaggio viene accompagnata da Eddie, un ometto autoctono che le insegna  come loro riescano ad essere “in perfetto rapporto con se stessi e con la propria terra”, le insegna le tradizioni, le insegna a camminare in armonia con il mondo.

Il tema del rapporto con le popolazioni locali, nonostante il viaggio sia stato fatto nel 1977 è assolutamente attuale: l’emarginazione, le tradizioni che dall’uomo bianco vengono interpretate come mera ignoranza. E’ un viaggio attraverso il bush, attraverso il mondo aborigeno, ma soprattutto un viaggio di crescita per sè stessa, un viaggio di autoaffermazione in cui la conquista centrale è la certezza di aver imparato l’amore e la libertà, grazie alla solitudine. Consigliato a chiunque pensi che il sesso femminile sia quello debole.

“Avevo capito che l’amore  vuole il meglio possibile per coloro che ami, anche se ciò esclude te stessa… Avevo capito la libertà e la sicurezza. Il bisogno di distruggere le convenzioni. Essere liberi significa imparare, mettersi continuamente alla prova, scommettere. E non è un gioco sicuro. Avevo imparato a usare le mie paure come scalini per procedere avanti e non come ostacoli - e soprattutto avevo imparato a ridere”.

Recensione di Paola Annoni

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IL TURISTA NUDO di Lawrence Osborne

India, Lawrence Osborne, Papua Nuova Guinea, Viaggi No Comments »

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Cosa significa “altrove”? E soprattutto dove si trova “l’altrove”? Certo, geograficamente si indica come Asia, America e tutto ciò che si conosce e culturalmente si studia, si legge, tutto quello che non si trova nei nostri luoghi abituali. Ma quello che intende Lawrence Osborne per “altrove” è ben diverso, è qualcosa di incontaminato, primitivo, praticamente ancora ignoto. E’ un luogo dell’anima, prima ancora di materializzarsi in tutto il resto, è ovunque siamo, dentro di noi, è una caricatura, un’allucinazione, una proiezione delle nostre fantasie. Osborne si pone delle domande e alla fine riesce a darsi delle risposte, critica obbiettivamente la nostra realtà globalizzata e massificata dal business del turismo, consapevole del fatto che “per quanto lontano uno fugga, troverà sempre un tour operator ad aspettarlo”. Così, dopo una dettagliata valutazione, sceglie una meta e inizia un viaggio alla ricerca del suo “altrove” a cui da un nome: l’isola di Papua Nuova Guinea, un regno perduto fatto di isole sconosciute, abitata da tribù misteriose e pericolose, un luogo integro dove ritmi e abitudini sono scanditi e in perfetta armonia con la natura che li circonda.

Parte alla volta dell’isola indonesiana concedendosi diverse tappe intermedie e alquanto contaminate: Dubai, diventata una città a tema, sfavillante di centri commerciali e finzione; la Thailandia, ben posizionata nel mercato turistico mondiale, fatta di divertimento, sesso e tanto fitness dove l’autore trascorre un periodo di salutare purificazione; le isole Andamane, nell’Oceano Indiano, semidistrutte dallo Tsunami del dicembre 2004 e dove l’”altrove” inizia a intravedersi. Ma sarà solo giunto sull’isola di Papua che riuscirà a riconoscersi come un “turista nudo”, lasciando cadere ogni pregiudizio sull’ignoto, riprendendo contatto con sé stesso e con una popolazione primordiale, incontaminata e libera da ogni condizionamento, una popolazione di selvaggi che non conosce niente al di là dell’orizzonte. Si ritroverà nudo, cosparso di grasso suino e felice nel pieno di un’orgia tribale, pensando che “altrove” sia il contrario di “ovunque” e dimostrandoci che qualcosa dentro di noi non morirà mai, basta saperlo ascoltare.  

Lawrence Osborne è nato in Inghilterra, ha studiato lingue moderne a Cambridge e ad Harvard. Ha poi vissuto a Parigi per dieci anni, dove ha scritto il suo primo romanzo “Ania Malina” e in seguito il diario di viaggio “Paris Dreambook”. Successivamente si è trasferito a New York e dal 1992 ha vissuto dividendo il suo tempo tra gli Stati Uniti e l’Estremo Oriente. Attualmente collabora con varie testate, fra le quali il New Yorker, il New York Times e Vogue.  

Recensione di Paola Pedrini

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C’ERA UNA VOLTA L’ORIENTE di Pico Iyer

Asia, Cina, Filippine, Giappone, India, Indonesia, Myanmar, Nepal, Pico Iyer, Reportage, Tibet No Comments »

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Ogni volta che Oriente e Occidente si incontrano nasce una nuova danza, fatta di fascino e sfida, seduzione e confronto, un’innata curiosità per l’ignoto, una proiezione delle proprie illusioni verso lo straniero con un giusto pizzico di calcolo e di innocenza. Così Pico Iyer descrive l’incontro di due grandi culture, personale analisi di un lungo viaggio attraverso l’Asia negli anni ottanta, due mondi così estranei che combinati tra loro possono rivelare insoliti effetti. Due realtà in continuo mutamento e movimento, legate alle tradizioni senza essere più quelle di una volta, proiettate con lo sguardo al futuro ma con l’orecchio teso ad ascoltare ancora i ricordi del passato. Pico Iyer rappresenta la perfetta combinazione di scrittore e giornalista, curioso, obiettivo e passionale narratore; con la semplice descrizione dei fatti è in grado di metterci di fronte alle trasformazioni di due mondi e due culture che si riconoscono, si accarezzano ma non si incontrano mai realmente. Il panorama che offre Iyer è  quello di un popolo che sta assorbendo usi, costumi, modi di vivere, di pensare e di parlare del nostro mondo occidentale; l’impressione è quella che questo assorbimento avvenga però con prudenza e un certo scetticismo, senza permettere a una cultura di dominare mai veramente sull’altra ma, di rappresentare sempre una forte attrattiva. Con la capacità di mettere tutto in discussione, l’autore analizza quanto dell’occidente è stato assorbito dai Paesi asiatici citando esempi che spesso si rivelano tanto veritieri quanto grotteschi. 

Sull’isola di Bali turismo e paradiso sono caratteristiche innegabili quanto incompatibili perché più rapidamente i paradisi seducono i turisti, tanto più rapidamente i turisti riducono i paradisi. Il Tibet, considerato il regno sul tetto del mondo, sta lentamente scomparendo dando l’impressione di esistere solo nell’immaginazione dei viaggiatori che qui approdano e sembrano sentirsi in dovere di camuffarsi in gente del luogo. In Nepal si vende il Paradiso, quello legato agli accessori spirituali, un grande magazzino a prezzi economici, ancora più conveniente della vicina India. La Cina porge una volta la mano destra e una volta quella sinistra, senza sapere l’una dell’altra; ha aperto le porte al mondo ma all’Occidente concede solo appuntamenti al buio. La Birmania vive da sola come una vecchia zia e ci si scorda spesso di andarla a trovare. l’India è rappresentata da un’industria cinematografica che è il modello per eccellenza di un sistema produttivo di massa. E così prosegue il viaggio di Iyer, dalla Thailandia alle Filippine fino al Sol Levante, lasciando a casa convinzioni e certezze per aprire la mente a meraviglie, valori e problemi normalmente ignorati, per compiere un viaggio in stati d’animo, mentalità e passaggi segreti. 

I cambiamenti avvenuti negli anni e una dettagliata analisi razionale farebbero pensare alla conquista occidentale dell’Oriente. Invece la scoperta più grande, non solo per l’autore, è che nessuno dei Paesi visitati sarà mai completamente trasformato dall’Occidente. La cultura e la spiritualità  asiatiche sono troppo profonde per essere spazzate via da venti economici provenienti da ovest. Il sospetto è che sia l’Oriente a muoversi verso l’Occidente e non viceversa. Pico Iyer, di origine indiana, nasce in Inghilterra nel 1957. Si laurea a Oxford e poi ad Harvard. Collaboratore della rivista Time, ama scrivere e viaggiare, è uno dei migliori esponenti della narrativa postcoloniale che molto ha contribuito alla rinascita della letteratura inglese.  

Recensione di Paola Pedrini

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BANGKOK di Lawrence Osborne

Asia, Lawrence Osborne, Thailandia, Viaggi No Comments »

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Bangkok non è una città da visitare, è una città da vivere, da respirare, in cui bisogna immergersi e lasciarsi travolgere: l’importante è perdersi nelle vie confuse e non stupirsi davanti alle loro stravaganti abitudini. “Bangkok” di Lawrence Osborne (Adelphi, pp. 269, € 20,00), non è il classico libro che esalta il romantico mito orientale, la tradizione e l’esotico, è uno squarcio sulla vita vera, è attingere a piene mani nel loro mondo senza essere trattatati da farang. Sono racconti autobiografici (di fantasia o meno) delle sue frequenti lunghe visite da esule nella città in cui si può sparire, diventare nessuno e  lasciarsi rapire. Squallidi angoli bui (il mattatoio cittadino visitato di notte,o i centinaia di bar e locali con tanto di categorie diverse di ragazze da usare), lampi di cultura thai (”I thai credono che ogni edificio abitato da qualcun’altro prima di loro sia potenzialmente infestato da fantasmi… piuttosto preferiscono abbatterlo e costruirne uno nuovo”), compagni di sbronze farang improbabile, cibi disgustosi (insetti e bacherozzi venduti dagli “spiritelli del cibo nutturno”), missionari che hanno trovato l’amore nella città del peccato e un’infezione quasi mortale che gli ha fatto conoscere il folle mondo degli ospedali thailandesi: sono questi gli ingredienti base di un racconto confusionario e frammentato, ma che non zoppica perchè sostenuto dall’ottima capacità di tenere alto il livello di curiosità per un mondo che ti stupisce ad ogni pagina.

E’ il profondo amore che Osborne nutre per questa società “permeata di magia” il segreto per  contagiare il lettore, che inevitabilmente vorrebbe essere uno dei suoi eccentrici compagni di viaggio. Lo stile di scrittura è faticoso ma non stanca perchè condito da un linguaggio scurrile che si intona con l’ambiente. Consigliato a chi pensa che la Thailandia sia solo templi e prostitute.

Recensione di Paola Annoni

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SILENZI DI SABBIA di Carla Perrotti

Asia, Australia, Carla Perrotti, Cina, Oceania, Viaggi No Comments »

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Dopo il Tenéré nell’ Africa australe, il Kalahari in Sud Africa e il Salar de Uyuni in Sud America, Carla Perrotti corona il sogno di una vita, ossia attraversare un deserto per ogni continente, raccontando in questo libro (Corbaccio, pp. 207, € 16,90) le sue ultime due imprese: la prima in Cina nel Taklimakan e la seconda in Australia, nel Simpson Desert. Come nelle precedenti esperienze estreme, la signora dei deserti affronterà i luoghi più insidiosi e inospitali del pianeta in solitaria e in completa autonomia, mettendo a dura prova la propria resistenza psicofisica. ll Taklimakan, incorniciato dalle montagne hymalaiane, si estende per 337.000 Km, ed è il secondo deserto al mondo dopo il Sahara. Il suo nome significa “deserto della morte irrevocabile”, infatti  ai tempi di Marco Polo, la Via della Seta, che partiva dalla capitale cinese, lo aggirava biforcandosi sui due lati esterni. Già allora era molto temuto, tanto che pochissime carovane osavano avventurarsi al suo interno e quindi il territorio è rimasto praticamente inesplorato sino ai giorni nostri. Nonostante ciò i cinesi lo considerano un luogo mitico e ne parlano con grande rispetto. In ventiquattro giorni Carla lo ha attraversato da sud a nord percorrendo ben 550 kilometri a piedi, con unico compagno di viaggio il suo zaino, contenente tutto il prezioso materiale indispensabile per la sua sopravvivenza. Durante la traversata ha dovuto fare i conti con temperature molto calde di giorno e nettamente sotto lo zero durante la notte, alimentarsi quasi esclusivamente con integratori dietetici in pillole e dormire in una piccola tenda che le permetteva appena di stendere le gambe. Ma poi le bastava assistere ad uno splendido tramonto con vista panoramica sulle dune del deserto per essere ricompensata di tutte le privazioni e sofferenze subite.

Infine c’è l’Australia ad aspettarla, con il suo Simpson Desert, per chiudere in bellezza il cerchio delle sue coraggiose e meravigliose imprese. Questo ultimo deserto è particolarmente impegnativo, i preparativi durano alcuni anni, tempo indispensabile per organizzare il viaggio, studiare il territorio, scegliere il materiale più adatto e seguire un rigido piano di allenamento e preparazione fisica. Alla fine di questo estenuante ma importantissimo lavoro, arriva finalmente il momento di partire e avventurarsi tra le dune rosse che caratterizzano questo splendido deserto, insidioso ma allo stesso tempo affascinante, che si estende per 170.000 km quadrati, dove le temperature arrivano a toccare i 55 gradi, le zanzare non lasciano un momento di tregua e dove vivono i serpenti più velenosi al mondo. In venti giorni Carla percorre 430 km e questa volta viene accompagnata da alcune presenze speciali: dingo, falchi ed emù. Cinque esperienze con difficoltà diverse tra loro, cinque deserti unici e spettacolari, difficili da comprendere, ma un unico filo conduttore: il desiderio di essere in armonia con loro, di meritarsi il loro rispetto rispettandoli, di entrare in punta di piedi nel loro cuore con molta umiltà. 

Carla ci insegna che la solitudine è spesso una condizione indispensabile per arrivare ad una maggiore conoscenza di sé e che le sue imprese possono essere considerate una metafora della vita, durante la quale, ognuno di noi, si trova ad affrontare piccoli e grandi deserti quotidiani.

Recensione di Susanna Canetti  

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FARFALLE SUL MEKONG di Corrado Ruggeri

Corrado Ruggeri, Thailandia, Viaggi, Vietnam No Comments »

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Leggendo il libro sulle strade della Thailandia mi chiedo se mi sarei lasciata coinvolgere nello stesso modo dalle delicate e dolci parole di Corrado Ruggeri anche se fossi stata a casa. La risposta è “assolutamente si”. L’autore con semplicità riesce a evocare le sensazioni, gli odori e i colori di un mondo davvero profondamente lontano dalla mentalità occidentale, ma cerca di farlo da viaggiatore disilluso, non da turista a cui si può propinare di tutto, e la definizione delle danze thai (”confesso di non amarle molto, sono come i balletti indiani o l’opera cinese:tre minuti bastano per tutta la vita, le repliche sono una devastazione dell’animo”) ne sono un chiaro esempio. Il suo modo di viaggiare è un pieno immergersi nella cultura locale, cerca di capire la realtà Thailandese (e in seguito quella vietnamita, ancora più complessa perchè con una storia devastante alle spalle) anche attraverso persone che si sono innamorare della diversità orientale e hanno deciso di cambiare radicalmente la loro vita per un mondo che sarà anche più rigido , ma sicuramente affascinante per paesaggi e cultura.

Il Vietnam è un viaggio ancora più impegnativo dal punto di vista emotivo, anche perchè viene affrontato con e grazie a Duong, una guida malinconica con un passato impegnativo nelle fila alleate con l’esercito americano, che “guarda al futuro ma pensa sempre al passato: i ricordi sono la sua rovina”. Grazie a lui riesce a vedere posti storici e a partecipare come “ospiti speciali” a un vero matrimonio vientnamita.

Il libro (Feltrinelli, pp. 248, €7,50) è piacevole e coinvolgente anche per la modalità di scrittura semplice e colloquiale, ma lasciano perplesse alcune contraddizioni (mangiare il cane con una tribù delle montagne Thailandesi e poi chiedere di cambiare la camera rumorosa nel super albergo in centro a Saigon): l’amore e la voglia di immergersi nel mondo reale oltre il turismo di questo paese sono indiscussi, solo è chiaro come l’autore e sua moglie non riescano a scrollarsi di dosso convenzioni occidentali e l’assoluto bisogno di confort. Da leggere se si deve partire o se si sente la malinconia dopo essere tornati.

Recensione di Paola Annoni

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IL VIAGGIATORE MALDESTRO di Mark McCrum

Mark McCrum, Usi e costumi 1 Comment »

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Dopo un iniziale attimo di panico  in cui qualsiasi lettore, con un minimo di mondo scoperto alle spalle,  si trova pensando a quante gaffes può aver fatto, si scopre che Il viaggiatore maldestro (Einaudi, pp. 228, € 16,00) è un ottimo manuale per essere a proprio agio in qualsiasi situazione in ogni angolo del pianeta.

Il libro è diviso per sezioni, dal primo incontro (saluti e gestualità), a tutto ciò che bisogna dire e non dire nelle occasioni formali e non, come vestirsi e cosa portare in dono (tipologie di fiori compresi), un lungo capitolo sul mangiare (e sullo stare a tavola), feste (soprattutto matrimoni),  festività locali di tutto il mondo e ovviamente i delicati argomenti malattia e morte. Il tono di ogni tema trattato è sempre spiritoso: solo se si pensa a dove e come sedersi a tavola nei diversi paesi ci viene voglia di stare in piedi per non cadere in errore. E’ abbastanza chiaro che per quello che riguarda tradizoni e usanze il mondo  (anche solo l’Europa) non è poi così globalizzato.

Anche solo tra inglesi e americani possono esseci grandi incomprensioni addirittura sulla lingua: “Gli inglesi che vanno negli States dovrebbero stare attenti a non dire mai a nessuno “could I bum a fag off you?”: per gli americani non state scroccando una sigaretta, ma un omosessuale. Spesso si fatica ad ambientarsi in undeterminato contesto perchè anche solo le modalità di conoscenza sono stravaganti: “gli argentini possono criticarvi in modo sorprendentemente pesante per il vostro peso o per gli abiti che avete scelto, ma non offendetevi: significa solo che vi sentono a loro agio con voi”.

Il libro è carico di aneddoti e storielle, è fondamentalmente un libro per viaggiatori curiosi ma attenzione: l’autore è inglese e leggere gli aneddoti o le regole “italiane” (“tagliare il pane con il coltello è maleducazione”, ”il concetto di “bella figura”, “gli italiani si vestono e si truccano anche solo per fare una capatina in un paio di negozi” o definire “pagare alla genovese – calcolare la spesa precisa per ciascuno - una bella ingiustizia per i genovesi, come se fossero meno generosi degli altri compatrioti”) ci fa pensare che forse alcune regole rigide vanno prese non così alla lettera.

Il libro è piacevole, forse più da leggere a spizzichi e bocconi che tutto d’un fiato perchè, anche se divertente, è un lungo elenco.

Recensione di Paola Annoni

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