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OLTRE LA PAURA di Lorenzo Calamai

India, Lorenzo Calamai, Reportage No Comments »

 

Non è un libro di avventura e nemmeno di grandi pellegrinaggi in giro per il mondo, ma quello di Lorenzo Calamai lo definirei piuttosto un viaggio attraverso l’animo umano. A dar vita alle pagine del libro sono infatti storie di persone, a parlare sono ragazzi di strada, bambini abbandonati, famiglie che vivono al limite della sopravvivenza, malati, storpi, dimenticati da tutti in una città così degradata come sa essere Calcutta. Ma a parlare sono anche le voci dei tanti volontari che ogni anno arrivano da tutto il mondo per dare il loro aiuto in uno dei centri di Madre Teresa presenti in tutta l’India. Lorenzo è uno di loro, è lo zio di tanti bambini, è l’amico di molte famiglie, un punto fermo per tanti ragazzi. Lorenzo ci prende per mano e ci accompagna tra gli slum di Calcutta, un formicaio di persone ammassate accanto a cumuli di spazzatura. Ci porta tra i mercati colorati, attraverso strutture fatiscenti, tra i mille volti che abitano le stazioni, tra povertà, storie di solitudine e odori che fanno mancare il fiato. Ma soprattutto ci porta a Prem Dan, un centro gestito dalle suore di Madre Teresa che accoglie persone malate, moribondi, gente di strada e uomini con problemi mentali. Come Somnapal, piccoletto, guance scavate, soffre di una grave forma di diabete e la sua famiglia non riesce a sostenere i costi delle cure. C’è Maidul, malato di tubercolosi e la madre ogni giorno percorre in autobus un tragitto di due ore per andare a trovarlo; c’è Jonassie, uno scheletro rivestito da un sottile strato di pelle che si sta lasciando morire, esausto al pensiero di continuare quella vita. E poi ci sono le suore, sempre attente, riconoscono i pazienti, si ricordano i nomi, la malattia e le cure. Parlano, ascoltano, si occupano delle famiglie, dei volontari, sempre sorridenti, sempre una parola per tutti. Lasciando a casa convinzioni, pregiudizi e stereotipi occidentali, Lorenzo si lascia semplicemente vivere da una realtà completamente diversa dalla nostra dove la sola sua presenza permette a qualcuno di non morire per strada. È un libro che ci parla della paura, quella dell'abbandono, della solitudine, dell'incertezza in una città infernale come Calcutta. Ma ci parla anche di speranza, di cambiamenti, di voglia di vivere attraverso le storie che abitano quella che Dominique Lapierre ha definito “La città della gioia”.

Lorenzo Calamai, nato a Firenze nel 1969, vive una parte dell’anno in Toscana occupandosi di agriturismo, e l’altra parte a Calcutta lavorando come volontario con le suore di Madre Teresa. Con Edizioni della Meridiana ha già pubblicato “Stracci leggeri” nel 2002.

Recensione di Paola Pedrini

AFROZAPPING di Sergio Ramazzotti

Africa, Reportage, Sergio Ramazzotti, Viaggi No Comments »

Odi et amo. O sarebbe meglio dire, ti amo con il cuore pieno di profonda rabbia. Questa è l’Africa di Sergio Ramazzotti raccontata attraverso episodi, ricordi e sensazioni personali, nelle pagine di Afrozapping. Le pagine e i racconti si alternano mischiandosi come in un piatto, sapori forti, colorati, a volte dolci altre piccanti come un peperoncino che finisce per sbaglio in una forchettata: ma questa è l’Africa. Appunti di viaggio che si susseguono tra la spiritualità magica e primitiva che resta intrinseca in ogni livello sociale, paesaggi meravigliosi “con il fascino non meno misterioso di quello di una bella donna alla quale sia stato fatto un occhio nero”, commerci e truffe voglie di rivoluzione e rabbia repressa. Parla con la libertà di chi conosce profondamente la terra che sta calpestando e la sua gente, non trattiene commenti e pensieri vomitati fuori con qualche birra di troppo in corpo.

“L’Africa sembrava volerci comunicare che la sua tragica arretratezza era funzionale alla sua sopravvivenza”, Madre Natura impone la sua volontà e l’uomo occidentale con i suoi aiuti umanitari non è un sostegno reale, storie antiche di schiavi, problemi attuali, aids, guerre, poesia di “un’Africa ben strana,ma forse è solo come ci aspettiamo che debba essere”, tanti viaggi che diventano esperienza e una raccolta di pezzi di vita che esprimono quell’ Africa “ dove non esistono i paesi” e dove i confini servono solo “a delimitare le proprietà dei dittatori.”

I capitoli non sono collegati tra loro, ma questo non è un libro che può essere letto a rate, una paginetta per volta. Solo leggendolo tutto d’un fiato se ne coglie l’essenza, il caldo, la rabbia e l’amore. Odi et amo. Non potrebbe essere espresso in modo migliore.

Recensione di Paola Annoni

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UN MONDO CHE NON ESISTE PIU’ di Tiziano Terzani

Cambogia, Cina, Filippine, Fotografia, Giappone, India, Nepal, Reportage, Russia, Singapore, Thailandia, Tiziano Terzani, Vietnam No Comments »

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“Fotografare vuol dire cercare nelle cose quel che uno ha capito con la testa. La grande foto è l’immagine di un’idea.”

Anche se Tiziano Terzani è famoso per i suoi reportage dall’Asia, non era solo uno scrittore. Spesso accompagnava i suoi articoli con fotografie scattate con una vecchia Leica che teneva sempre al collo. Come diceva lui, lo rassicurava del fatto che, se gli fossero mancate le parole, una traccia di ricordo gli sarebbe rimasta nella pellicola.

Terzani ci ha lasciato in eredità tantissime fotografie di un mondo che non c’è più. A mettere ordine nel caos di centinaia di foto ci ha pensato il figlio Folco, che in questo meraviglioso libro accompagna gli scatti in bianco e nero con i testi tratti dai libri del padre. Una perfetta fusione di immagini e parole che ci porta nel Vietnam in guerra del ’73, nella Cina post Mao, nel Giappone degli anni ’80, a scoprire la caduta dell’impero sovietico e a incontrare l’umanità dell’India. E’ un viaggio nel tempo, in realtà ormai scomparse, e queste foto hanno sempre una storia da narrare. Raccontano anche la storia dell’autore, il quale, in una bellissima fotografia diventa parte integrante di questo mondo, con la lunga barba bianca si confonde con i personaggi dei suoi libri. E’ il simbolo della profonda sensibilità di questo reporter, che al pari di Riszard Kapuscinski, nel fare il suo mestiere entra a contatto con l’altro e si mette al suo livello, per poterlo capire e raccontare la sua realtà.

Questo libro è un buon punto di partenza per scoprire Tiziano Terzani e per chi lo conosce già per vedere i luoghi e i volti da lui descritti. Un libro che fa venire anche a noi la voglia di andare “alla ricerca dell’altro, di tutto quello che non conoscevo, all’inseguimento di idee, di uomini, di storie di cui avevo solo letto”.

Recensione di Gianni Mezzadri

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UNA CITTA’ O L’ALTRA di Bill Bryson

Austria, Belgio, Bill Bryson, Danimarca, Europa, Francia, Germania, Istanbul, Italia, Norvegia, Olanda, Reportage, Svezia, Svizzera, Turchia, Viaggi No Comments »

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Tra i commenti delle testate giornalistiche importanti mi cade subito l’occhio su il parere di “sette” che sottolinea come Bryson sappia “lanciare frecciate all’indirizzo dei cugini europei facendoli morire dal ridere”, sull’onda del fantastico “Un paese bruciato dal sole” mi faccio ancora una volta convincere dall’autore. Morire dal ridere. Beh, oddio. Ridere.

L’autore decide di ripetere il percorso fatto da giovane attraverso il vecchio continente partendo dall’estremo nord di Hammerfest arrivando alla Turchia, passando per i coffee shop olandesi, il pessimo cibo svedese e la follia automobilistica parigina. L’atteggiamento curioso e incantato lo caratterizza, in ogni città viene accompagnato da quella meravigliosa “sensazione di non sapere mai cosa potrebbe accadere” lo portano a riuscire a sorridere di tutto e a prendere ogni disavventura come un’avventura. Peccato che in questo viaggio emerga anche un atteggiamento ipercritico, che fa percepire una certa sufficienza nei confronti di questi “non americani” tanto strambi e con abitudini lontane dalle sue, stupito quasi che gli “europei” non si presentino tutti uguali in ogni angolo del continente (”Mi affascinava come gli europei potessero essere tanto uguali tra loro – a tal punto da risultare al contempo universalmente intellettuali e cerebrali, guidare auto minuscole e vivere in piccole case di città antiche, amare il calcio… – pur rimanendo così eternamente e sorprendentemente diversi”).

Infastidisce soprattutto la descrizione dell’Italia, che ai suoi occhi “vanta la struttura sociale della repubblica delle banane” e vede in Firenze una città “più pacchiana di quanto avesse diritto di essere qualsiasi città altrettanto bella e generosamente sovvenzionanta dai turisti”: ci sta anche questo, ma l’Italia non è “solo” questo, altrimenti ci si ferma sempre a pizza, mafia e mandolino.

Le sue descrizioni fanno ridere, ma dopo aver rivissuto posti visti e conosciuti attraverso i suoi occhi mi viene da pensare che tutto sia davvero un po’ troppo stereotipato e colorito, come se ogni paese europeo fosse solo la parodia di quello che ogni turista o viaggiatore si aspetti. Lo stile è sempre quello scorrevole e allegro di Bryson, ma forse è meglio che resti, con le prese in giro, al di là del mare.

Recensione di Paola Annoni

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IL SESSO INUTILE di Oriana Fallaci

Giappone, Hong Kong, India, Indonesia, Oriana Fallaci, Pakistan, Reportage, Stati Uniti, Usi e costumi No Comments »

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“Il sesso inutile”: ovvero le donne. Titolo provocatorio, come del resto è stata tutta la sua vita. “Sesso inutile”, due parole distrattamente pronunciate dalle labbra di un’amica infelice e riutilizzate da Oriana Fallaci per chiarire fin dall’inizio il tono di uno dei primi grandi reportage a firma di una giornalista e scrittrice che della provocazione fece una delle sue armi vincenti. Voce appassionata e coraggiosa,  inviata in prima linea sui fronti di guerra, intraprendente e aggressiva, ha discusso con le più alte personalità della politica internazionale, Oriana Fallaci ha cambiato il modo di fare giornalismo in Italia. 

Dalla proposta di Arrigo Benedetti, allora direttore de “L’Europeo”, il libro è un’inchiesta che riflette la condizione femminile nel mondo, principalmente in Oriente. Il libro, pubblicato nel 1961 e tradotto all’estero con undici edizioni straniere, risponde sul campo ad alcune domande chiave sull’universo femminile. «Dove vivono le donne più felici? E le donne, quando sono felici, perché lo sono e in relazione a che cosa? È possibile individuare un “pianeta delle donne” ben distinto, nei problemi e nelle ambizioni, da un “pianeta degli uomini”?» Nella prefazione al libro, scriveva la Fallaci: «Per quanto mi è possibile, evito sempre di scrivere sulle donne e sui problemi che riguardano le donne. Non so perché, la cosa mi mette a disagio, mi appare ridicola. Le donne non sono una fauna speciale e non capisco per quale ragione esse debbano costituire, specialmente sui giornali, un argomento a parte: come lo sport, la politica e il bollettino meteorologico».

Dopo circa cinquantamila chilometri di viaggio  alla ricerca di tracce di felicità e in compagnia del fotografo Duilio Pallottelli, Oriana è tornata con un rapporto originale, imprevedibile e divertente, che apparve in parte sulle colonne del “L’Europeo”, da Karachi a New York, passando per India, Indonesia, Hong Kong e Giappone. A Karachi in Pakistan assiste al matrimonio di una sposa bambina e si ribella all’idea delle donne velate (“più che un velo è un lenzuolo il quale le copre dalla testa ai piedi come un sudario”); a New Delhi incontra Rajkumari Amrit Kaur, figura di grande potere in India, e le sembra che assomigli a sua nonna; in Malesia conosce le matriarche che vivono nella giungla; a Singapore c’è la scrittrice Han Suyin, che sente subito amica; a Hong Kong le cinesi non hanno più i piedi fasciati ma le intoccabili abitano ancora sulle barche, senza mai scendere a terra; a Tokio è smarrita di fronte all’impenetrabilità delle giapponesi e a Kyoto affronta il mistero delle geishe; alle Hawaii cerca invano i segni di un’esistenza originaria intatta.

Il viaggio si conclude a New York, dove il progresso ha reso più facile la vita delle donne costringendole a confrontarsi con “un mondo di uomini deboli, incatenati a una schiavitù che essi stessi alimentano e di cui non sanno liberarsi”.

Oriana Fallaci (1929-2006), fiorentina, è stata definita “uno degli autori più letti ed amati del mondo” dal rettore del Columbia College of Chicago che le ha conferito la laurea ad honorem in letteratura. Ha intervistato i grandi della Terra e come corrispondente di guerra ha seguito i conflitti più importanti del nostro tempo, dal Vietnam al Medio Oriente.

Recensione di Paola Pedrini

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C’ERA UNA VOLTA L’ORIENTE di Pico Iyer

Asia, Cina, Filippine, Giappone, India, Indonesia, Myanmar, Nepal, Pico Iyer, Reportage, Tibet No Comments »

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Ogni volta che Oriente e Occidente si incontrano nasce una nuova danza, fatta di fascino e sfida, seduzione e confronto, un’innata curiosità per l’ignoto, una proiezione delle proprie illusioni verso lo straniero con un giusto pizzico di calcolo e di innocenza. Così Pico Iyer descrive l’incontro di due grandi culture, personale analisi di un lungo viaggio attraverso l’Asia negli anni ottanta, due mondi così estranei che combinati tra loro possono rivelare insoliti effetti. Due realtà in continuo mutamento e movimento, legate alle tradizioni senza essere più quelle di una volta, proiettate con lo sguardo al futuro ma con l’orecchio teso ad ascoltare ancora i ricordi del passato. Pico Iyer rappresenta la perfetta combinazione di scrittore e giornalista, curioso, obiettivo e passionale narratore; con la semplice descrizione dei fatti è in grado di metterci di fronte alle trasformazioni di due mondi e due culture che si riconoscono, si accarezzano ma non si incontrano mai realmente. Il panorama che offre Iyer è  quello di un popolo che sta assorbendo usi, costumi, modi di vivere, di pensare e di parlare del nostro mondo occidentale; l’impressione è quella che questo assorbimento avvenga però con prudenza e un certo scetticismo, senza permettere a una cultura di dominare mai veramente sull’altra ma, di rappresentare sempre una forte attrattiva. Con la capacità di mettere tutto in discussione, l’autore analizza quanto dell’occidente è stato assorbito dai Paesi asiatici citando esempi che spesso si rivelano tanto veritieri quanto grotteschi. 

Sull’isola di Bali turismo e paradiso sono caratteristiche innegabili quanto incompatibili perché più rapidamente i paradisi seducono i turisti, tanto più rapidamente i turisti riducono i paradisi. Il Tibet, considerato il regno sul tetto del mondo, sta lentamente scomparendo dando l’impressione di esistere solo nell’immaginazione dei viaggiatori che qui approdano e sembrano sentirsi in dovere di camuffarsi in gente del luogo. In Nepal si vende il Paradiso, quello legato agli accessori spirituali, un grande magazzino a prezzi economici, ancora più conveniente della vicina India. La Cina porge una volta la mano destra e una volta quella sinistra, senza sapere l’una dell’altra; ha aperto le porte al mondo ma all’Occidente concede solo appuntamenti al buio. La Birmania vive da sola come una vecchia zia e ci si scorda spesso di andarla a trovare. l’India è rappresentata da un’industria cinematografica che è il modello per eccellenza di un sistema produttivo di massa. E così prosegue il viaggio di Iyer, dalla Thailandia alle Filippine fino al Sol Levante, lasciando a casa convinzioni e certezze per aprire la mente a meraviglie, valori e problemi normalmente ignorati, per compiere un viaggio in stati d’animo, mentalità e passaggi segreti. 

I cambiamenti avvenuti negli anni e una dettagliata analisi razionale farebbero pensare alla conquista occidentale dell’Oriente. Invece la scoperta più grande, non solo per l’autore, è che nessuno dei Paesi visitati sarà mai completamente trasformato dall’Occidente. La cultura e la spiritualità  asiatiche sono troppo profonde per essere spazzate via da venti economici provenienti da ovest. Il sospetto è che sia l’Oriente a muoversi verso l’Occidente e non viceversa. Pico Iyer, di origine indiana, nasce in Inghilterra nel 1957. Si laurea a Oxford e poi ad Harvard. Collaboratore della rivista Time, ama scrivere e viaggiare, è uno dei migliori esponenti della narrativa postcoloniale che molto ha contribuito alla rinascita della letteratura inglese.  

Recensione di Paola Pedrini

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LA SPERANZA INDIANA di Federico Rampini

Federico Rampini, India, Reportage No Comments »

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L’India è una nazione che vista da 6000 km di distanza appare piuttosto omogenea. In realtà la situazione è molto più complessa e variegata di quanto si possa credere. E’ un “riassunto del mondo”, ci si trova un po’ di tutto: un sesto della popolazione mondiale, più lingue che nell’intera Europa, tolleranza e spiritualismo, ma anche conflitti e corruzione. Analfabetismo e povertà, ma anche cultura e rapido sviluppo. Federico Rampini, che nel precedente L’Impero di Cindia aveva introdotto alcuni temi presenti in questo libro (Mondadori, pp. 275, € 15,00), ci porta a conoscere più approfonditamente il passato, il presente e il futuro di questa incredibile nazione. 

Si passa dalla storia del Taj Mahal allo sviluppo della nuova Silicon Valley a Bangalore, dal retaggio delle caste ai nuovi Tycoon indiani come Tata, Ambany e Mallya, dall’incontro con un mafioso indù in uno slum di Mumbay ai personaggi che frequentano gli ashram. E’ un lungo viaggio attraverso le tante anime che rendono unica questa nazione-continente. Anche se ha un passato recente di miseria e malattie, il suo futuro è radioso: negli ultimi 25 anni oltre 200 milioni di indiani sono usciti dalla povertà ed entro 20 anni il Pil avrà superato quello europeo. E tutto in una nazione democratica e pluralista, dove la maggioranza della popolazione è sotto i 35 anni. Racchiude tutte le contraddizioni più estreme dei nostri tempi, ma “ha deciso che può diventare moderna senza perdere una fisionomia culturale unica, tenace e gioiosamente diversa. E’ avida di benessere materiale e, al tempo stesso, sa goderne con più moderazione di noi, mantenendo tradizioni e stili di vita meno distruttivi dei nostri per le risorse naturali del pianeta”.

Ho letto questo libro durante il mio viaggio in India, chiedendo spesso al mio autista/guida conferma di quanto scritto da Rampini e posso affermare che le informazioni sono precise e aggiornate. Il taglio giornalistico rende la lettura scorrevole e si scoprono tantissime curiosità che giustificano lo slogan del Ministero del turismo indiano: Incredible India!

Recensione di Gianni Mezzadri  

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BANGLADESH INFERNO DI DELIZIE di Stefania Ragusa

Bangladesh, Reportage, Stefania Ragusa No Comments »

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Nonostante il Bangladesh sia il 7° paese più popolato al mondo, con il triplo degli abitanti dell’Italia in metà superficie, si sa molto poco su quanto avviene da quelle parti. Che sia una giornalista di Glamour, patinata rivista di moda, a farci conoscere la sconvolgente realtà di questo paese a me pare un ossimoro. Ma superando i facili pregiudizi questo libro (Vallecchi, pp. 185, € 9,50) ci porta alla scoperta di un paese pieno di dolore, tra ospedali, prostitute, missionari, semplici lavoratori, con uno sguardo attento a descrivere una situazione tragica, ma senza cadere nel pietismo.

E’ un paese strano il Bangladesh, estremamente povero, senza regole stradali, senza istruzione, senza la speranza in un futuro economico splendente come la vicina India. Ma ricco di un’umanità che mette in dubbio le nostre certezze. Come dice Beppe, uno dei medici, “arrivi qui e, una volta che ti sei abituato all’odore, quello che ti succede è che cominci a rivedere le priorità della vita. Certe cose che ti sembravano importanti iniziano a perdere i contorni e inizi a chiederti come sarebbe vivere in un altro modo”.

L’autrice lascia parlare spesso i personaggi incontrati lungo la strada, dando loro lo spazio di esprimersi liberamente e ne esce un quadro a volte spiazzante. Per esempio Ramon, un ragazzo bangladese adottato in Olanda, dice che “gli occidentali credono che la massima aspirazione per chi è nato nel Terzo mondo sia diventare come loro; io credo che la massima aspirazione di ogni essere umano sia diventare se stesso. E questo è molto difficile se continuano a strapparti le radici”, concludendo che sarebbe meglio non portare via i bambini dal proprio paese, anche se lo si fa “per il loro bene”. C’è la confessione di una sex worker dal tragico passato che però non pensa assolutamente a cambiare vita perchè ammette candidamente di guadagnare 10 volte tanto rispetto a un’operaia. E c’è la visita a uno slum che nella sua sconvolgente desolazione insegna che gli esseri umani sanno abituarsi a tutto, anche a vivere dentro piccole conche con il tettuccio di paglia e a vedere 2 bambini giocare di fianco a una donna che sta morendo di cancro.

Lo stile è scorrevole ed equilibrato, con numerosi pezzi interessanti. Consigliato a tutti quelli che vogliono aprire gli occhi su quella parte di mondo che tendiamo a dimenticare.

Recensione di Gianni Mezzadri

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CADUTI DAL MURO di Tito Barbini e Paolo Ciampi

Albania, Bosnia, Cambogia, Cina, Germania, Paolo Ciampi, Reportage, Repubblica Ceca, Russia, Tibet, Tito Barbini, Ucraina, Ungheria, Uzbekistan, Vietnam 1 Comment »

 

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Nell’anno del ventennale della caduta del Muro di Berlino viene pubblicato questo splendido libro che racconta in tutto e per tutto il mondo di cui questo muro era il simbolo. Caduti dal Muro (Vallardi, pp. 300, € 12,00) tratta di un lungo pellegrinaggio, ma non è un racconto autobiografico, è lo scambio di mail tra Tito Barbini (viaggiatore con alle spalle 35 anni di storia politica attiva) e Paolo Ciampi (giornalista e scrittore) durante il lungo viaggio che porta il primo ad attraversare la maggior parte dei paesi che in passato hanno avuto un governo comunista.

Il viaggio di Tito è quasi un percorso catartico, attraverso quel disilluso mondo in cui lui aveva fermamente creduto e per cui aveva combattuto, il vagabondare di chi parte “con tutta la forza dell’uomo che con sè porta solo un bagaglio leggero di domande ed emozioni” e la compagnia virtuale di un un amico che è sempre con lui grazie all’intensa corrispondenza.

Partendo dalle macerie del muro di Berlino, attraversa l’Europa dell’est arrivando in Cina, Vietnam, Cambogia, senza una meta precisa: ed è proprio questo che colpisce, il fatto che lui viaggi spinto dal cuore, dal sentimento e dalla passione che l’hanno sempre mosso. E dall’altra parte Paolo, anche lui dello stesso orientamento politico, ma con meno viaggi nel suo bagaglio di ricordi. Lui viaggia attraverso i libri, la storia, i fatti che hanno cambiato il corso del mondo, e lo fa con una singolare passione, capire “i destini individuali nei grandi eventi della storia”, curioso di capire, per esempio, la storia personale di un dittatore sanguinario come Pol Pot, capire cosa lo ha portato a diventare il folle che senza scrupoli ha distrutto la Cambogia.

Incanta il fatto che non è solo uno scambio di mail, è il confronto generazionale di chi ha vissuto a pieno un’ideologia e ha combattuto per essa e chi l’ha “assunta” ma che non l’ha mai realmente sentita sua, il parallelo tra chi ha vissuto in prima persona i grandi eventi della storia e  chi, con onestà, si sente il “soggetto tipo” che riceve informazione dai media e non si sente parte della notizia.

Senza esasperare il mio giudizio è il libro di storia moderna che tutti a scuola avrebbero voluto avere, per il realismo di Tito e per la passione di Paolo: è un viaggio attraverso i paesi, attraverso la storia e i ricordi emozionati di chi la storia l’ha vissuta in prima linea. Entrambi sanno far vivere e far appassionare il lettore alla loro storia (e dare tantissimi spunti per approfondire i più svariati argomenti tramite libri e film, dai più celebri ai più sconosciuti). Lo consiglierei a chiunque, soprattutto a chi ha una ferma idea politica, per capire che la verità non è mai una sola.

Recensione di Paola Annoni

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ADDIO EDEN di Ambrogio Borsani

Ambrogio Borsani, Biografie, Filosofia di viaggio, Isole Marchesi, Reportage, Viaggi 2 Comments »

 

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Dopo un’iniziale diffidenza, l’autore riesce a coinvolgermi nel viaggio che lui aveva sognato e desiderato per anni: raccontare la storia delle Isole Marchesi degli ultimi due secoli, attraverso le avventure di artisti che, inseguendo un sogno, si sono spinti in questo angolo dimenticato del mondo.

In Addio Eden (Neri Pozza, pp. 171, € 8,00) ogni capitolo è dedicato ad un artista: Borsani comincia la sua ricerca da Mellville, pioniere i cui i ricordi sono diventati ormai leggenda e mito, diviso e combattuto tra la sua Francia e questa terra incantevole che l’ha accolto con entusiasmo. Lo affascina Gauguin, di cui il ricordo, anche grazie ai pronipoti, è vivo ancora ai giorni nostri, e arriva fino a Cook passando per Viaud, Stevenson, Segalen, London. Per tutti, però, l’avventura diventa presto routine, e la routine noia: questo paradiso resta solo una temporanea fuga dal mondo.

E’ piacevole notare con quale delicatezza descriva certi personaggi che sono passati per queste isole con rispetto, che si sono prodigati perchè “il diverso continuasse a essere diverso…facendo di tutto perchè l’Altro potesse sopravvivere”.

Incredibili le descrizioni, che fanno quasi sentire il profumo di quei luoghi incantati, lasciando percepire l’emozione di chi vede il mondo con occhi nuovi per la prima volta. Mi ha stupito molto come l’autore si senta coinvolto nelle turbolente vicende che hanno segnato quei luoghi, dalla conquista alle lotte tra i discendenti, si sente come un “imbarazzo da occidentale” per il modo irrispettoso in cui sono stati invasi questi territori dai grandi conquistatori francesi e da tutte quelle navi che sono approdate su quelle terre per imporre usi e costumi facendo perdere memoria e parole di una fragile tradizione tramandata solo oralmente.

Tra le righe si trova un po’ di divertente polemica nei confronti di turisti che “cercano di farsi amici anche i cammelli e le banane” e realistica disillusione: l’incanto di questo fantastico eden si incrina velocemente per l’uomo occidentale, la contemplazione diventa noia, la foga della fuga, abitudine. La lettura è abbastanza scorrevole, sconsigliato a chi non ha vacanze in programma perchè ti lascia – oltre all’insolita conoscenza di questi artisti fuori dal loro solito contesto – una gran voglia di partire.

Recensione di Paola Annoni

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