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STARBUCKS – IL BUONO E IL CATTIVO DEL CAFFÈ di Taylor Clark

Curiosità, Stati Uniti, Taylor Clark, Usi e costumi No Comments »

Chi è solito viaggiare nelle città in giro per il mondo negli ultimi anni non ha potuto fare a meno di notare una sempre più frequente presenza delle caffetterie Starbucks, spesso con punti vendita estremamente ravvicinati. Con otre 17000 negozi in 55 paesi è l'unica vera rivale di McDonald's come diffusione mondiale, con la notevole differenza che non è una rete in franchising. Ma come è possibile che questa azienda di Seattle sia riuscita a trasformare una materia prima che gli americani erano abituati a prendersi per un quarto di dollaro nei baracchini e nelle tavole calde, in un prodotto di lusso e a riempire di punti vendita ogni città importante? (si può trovare uno Starbucks anche in una chiesa dell'Indiana e presso la Grande Muraglia Cinese). Il successo di Starbucks negli Stati Uniti nasce principalmente dalla carenza di un luogo di ritrovo pubblico, con l'aggiunta di quel senso di socialità e di protezione di cui la gente sente il bisogno. Ma come si spiega il successo nell'Inghilterra dei pub, nella Cina delle sale da tè o nella Francia piena di tranquilli caffè all'aperto?

Questo libro indaga sui motivi di questo misterioso successo, ma anche sulle conseguenze etiche di questo dominio globale, sia a livello delle piccole caffetterie che sullo sfruttamento dei coltivatori di caffè. Per molti l'ubiquità di Starbucks è il massimo della comodità, per altri una tremenda perdità di unicità, e il ritrovarsi dall'altra parte del mondo un posto uguale a quello sotto casa. La cultura distintiva delle città è sostanzialmente il suo unico bene ed è innegabile che Starbucks toglie qualcosa di insostituibile al carattere delle comunità.

Oltre a essere una lettura molto piacevole, la scrittura ha uno stile ironico e divertente, Starbucks – Il buono e il cattivo del caffè offre un'importante chiave di lettura dell'evoluzione della globalizzazione a livello mondiale attraverso le storie di una delle bevande più popolari e di uno straordinario successo imprenditoriale.

Recensione di Gianni Mezzadri

 

SUEÑO CON KAREN di Alberto Bagus

Alberto Bagus, Guatemala, Messico, Viaggi No Comments »

 

Sogno con Karen, il secondo libro di Alberto Bagus, ci porta lungo un percorso che dal Nord di Città del Messico scende fino alla perduta Yaxchilàn Maya, da dove attraversando l’impetuoso Rio Usumacinta si passa in Guatemala. La lettura del libro suscita sentimenti tumultuosi e contrastanti, specialmente in una donna, ma bastano le parole con cui egli descrive la strada per Yaxchilàn a convincere ogni lettore che la sua scrittura vale la pena di essere letta. Ve le cito perché le ritengo degne di essere ricordate.

“…E' una strada dritta e piana che passa tra due piccole catene montuose coperte dalla foresta. Montagne giovani, dai fianchi scoscesi come tante gobbe di cammello. Nel sorgere, il sole vi si insinua, disperdendo gli ultimi lembi delle nuvole notturne rimaste impigliate agli alberi, poi alzandosi volge lo scuro della penombra mattutina in un paesaggio verde brillante. Sopra la foresta svetta ogni tanto la figura di un albero gigantesco che culmina in una chioma rada e spettrale….”

Una bella e giovane madre messicana al suo fianco e tutto del Messico appare meraviglioso, l'incertezza degli spostamenti, la precarietà dei mezzi, i tempi lenti come lo strascicare dei piedi di Karen che con la sua calma imperturbabile, impersona perfettamente lo spirito del Messico. L'amore che già nelle prime pagine del libro nasce in Bagus per questa donna, trasforma il suo viaggio in un vero e proprio sogno intriso di musiche e colori. Un viaggio fatto su autobus lussuosi o sgangherati che partono un po' dovunque, anche dai luoghi più impensati come il cortile di un albergo e si fermano dove meno te l'aspetti, anche a destinazione. Non ci sono precise tabelle di marcia e spesso lo vediamo aspettare in lunghe attese che per sua fortuna Karen riempie con la sua dolcezza.

Nella lettura appare evidente che le tradizioni, ancora molto radicate, sono le fondamenta del Paese in cui si può ancora vivere di certezze, anche le più semplici come potersi permettere un sorpasso azzardato su una curva cieca perché nell'altro verso “non arriva mai nessuno”, o avere un servizio di trasporti in cui non esistono orari perché comunque l'autobus parte appena è pieno e se non ci sono biglietti per la destinazione desiderata, si cambia percorso perché in un modo o nell'altro si sa che si arriverà alla meta. Le tradizioni, basi della società morale in cui i comportamenti umani sono veramente tali, sono anche quelle che permettono a una madre di vivere con serenità senza avere sempre sotto gli occhi la propria figlia, anche se Naomi con la sua voce squillante è percepibile anche a grande distanza.

E' netto il contrasto tra il Messico contemporaneo e la descrizione delle sue rovine, testimonianze di civiltà antiche molto violente e di un popolo oppresso per il quale l'arrivo degli spagnoli è sembrato probabilmente quasi una fortuna. Nelle sue descrizioni, dense come i murales di Diego Rivera, l’autore dipinge a parole luoghi e situazioni con un tale realismo da farci sudare nella foresta umida o sussultare per l'incontro di animali ufficialmente estinti.

La storia del Messico non è solo la storia del periodo coloniale e nella discesa verso il Sud del paese, ci fa scoprire a mano a mano tutti i suoi capitoli. E’ una discesa cronologica oltre che geografica che ci porta indietro nel tempo fino alla stele Maya sulla quale c'è incisa la fatidica data con cui, secondo loro, la divinità ci ha affittato il mondo. Siamo ormai prossimi alla scadenza del contratto, quel fatale 14 agosto 2012, ma per fortuna leggendo la nota a fine libro, nella quale Bagus con la sua solita precisione analizza l'argomento, ci sentiamo speranzosi che forse non tutto è perduto e possiamo già pianificare le nostre vacanze. Dalle architetture agli alberi, i colori dominanti sono il marrone eil rosso, la madre terra che accoglie i suoi figli e il recinto sacro che li protegge, sarà forse il motivo per cui la terra messicana dona all'anima quella gran calma di cui Bagus ci parla?

Recensione di Luisa Degrassi

PEDALANDO IN ALASKA MI SONO PERSO I PENSIERI di Fabio Consoli

Alaska, Fabio Consoli, Stati Uniti, Viaggi 1 Comment »

 

Un viaggio a due ruote nella “terra estrema”, l’estrema avventura, “the last frontier” per gli americani. Un diario illustrato che racconta avventura ed emozioni e un progetto di solidarietà che abbatte ogni frontiera. Il risultato di questa trascrizione spontanea di pensieri è un racconto vero, pieno di emozioni, pieno di errori. Un racconto arricchito da bellissimi disegni realizzati da Fabio Consoli con uno stile originale e suggestivo. È un resoconto impulsivo e semplice di un viaggio in bici, per andare piano, godersi ogni singolo secondo passato sulla strada, per sentire l’odore delle piante e impiegare un mese per percorrere la strada che in aereo si farebbe in due ore.

“Questo é il mio diario illustrato. Non parla di grandi conquiste o di imprese fuori dal normale. Parla del viaggio in bici fatto in Alaska nel luglio del 2008. 1340 km attraverso “la terra estrema”. Ho dormito in tenda e sacco a pelo, ho bevuto l’acqua dei ruscelli, mi sono lavato, poco, nei fiumi gelati. Credetemi, niente di eccezionale. Un viaggio che chiunque potrebbe fare, basta solo volerlo intensamente. Ho provato a trascrivere i pensieri così come mi sono venuti, senza filtro, senza elaborazioni. Ho percorso Chilometri e chilometri in solitudine ore ed ore a pedalare nel silenzio assoluto. Una sorta di meditazione in movimento. Penso che sia l’unico modo per entrare in contatto diretto con la natura selvaggia. Anche l’unico modo per poter abbracciare gli alberi e parlare con gli animali senza essere preso per il culo. Come tutte le belle storie speravo in un lieto fine, ma c’è stato un sogno. Qualcosa andrà storto”.

Con la magia che soltanto le cose nobili sanno far scaturire, questo libro permetterà anche di volare da un continente all’altro, dalla fredda Alaska al torrido Burkina Faso. Il libro, infatti, sarà offerto a fronte di una donazione minima di 10 Euro che verrà destinata al progetto di prevenzione e cura dell’Aids pediatrico gestito dalla Ong CIAI presso l’Ospedale S. Camillo di Ouagadougou, capitale del Burkina Faso.

Fabio Consoli vive e lavora ad Acicastello (CT) come graphic designer. Dal 2003 al 2010 ha pedalato in Francia, Olanda, Belgio, Irlanda, Alaska, New York, New Jersey, California, Patagonia, Uganda, Marocco, Cambogia, Thailandia, Vietnam. Nel 2008 ha avviato il progetto “Cycling for children” per la raccolta fondi destinata ai bambini del sud del mondo.

www.fabioconsoli.blogspot.com

Recensione di Paola Pedrini

UN DOLLARO MILLE CHILOMETRI di Dominique Lapierre

Canada, Dominique Lapierre, Messico, Stati Uniti, Viaggi No Comments »

Anche il viaggio più lungo comincia con un passo, e la strada letteraria di Dominique Lapierre comincia qui, con una scommessa, con una sfida con sè stesso: attraversare due continenti con soli diecimila franchi. E’ un’avventura fuori tempo (la vicenda è ambientata nel 1949), con la dolcezza che si trova riaprendo un quaderno delle elementari, con l’entusiasmo di un’avventura in pieno stile “Stand by me”. L’autore per sopravvivere e continuare il suo viaggio deve gettarsi in qualsiasi occasione lavorativa che gli capita, da lavavetri a investigatore privato per sè stesso, a caccia delle sue valigie rubate. Attraverso Messico, Stati Uniti e Canada vive avventure e disavventure, raccontate con uno stile semplice in cui il tempi verbali al presente fanno percepire ancora di più la spontaneità dell’autore.

Tutte le coincidente fortunate che lo accompagnano lasciano un po’ perplessi (proprio quando ha più bisogno arrivano pranzi gratis, soldi e aiuti da generosi appassionati della sua storia), ma come si fa a puntare il dito contro chi ha il coraggio di dire “La vita è bella, e io mi lascio vivere”?

Promette cartoline dalla Francia a chiunque lo aiuti, esprime stupore e meraviglia ad ogni occasione, ha lo spirito d’avventura che tutti dovremmo avere…e se anche lo stile è quello che è (se dopo Lapierre è diventato uno scrittore di fama mondiale ci sarà un motivo…), “Un dollaro, mille chilometri” va letto, anche solo per ricordarci i sogni che dovremmo o avremmo dovuto inseguire.

Recensione di Paola Annoni

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MONTAGNE DA RACCONTARE di Davide Chiesa

Alpinismo, Bolivia, Davide Chiesa, Italia No Comments »

Voglia di scalare, voglia di scalare una montagna e di arrivare fino in cima alla vetta, quella vetta dove tutto finisce o dove tutto inizia, per lasciarsi travolgere dal fascino dell’inatteso, dall’odore della purezza, dalla vertigine di ritrovarsi. Questo può succedere dopo aver letto il libro di Davide Chiesa, autore piacentino al suo primo libro sulla montagna con prefazione scritta dall’illustre e quasi ottantenne alpinista austriaco Kurt Diemberger. “Voglia di lasciare le tracce su quel bianco immacolato, essere immerso negli elementi, tra le privazioni e le difficoltà dell’alta montagna, in un ambiente selvaggio lontano dalle masse e dal caos e trovarsi perfettamente a proprio agio, traendo energia ascoltando la propria voce interiore”. Una serie di racconti di arrampicate, prime invernali, nuove linee tracciate con passione, scalate solitarie e di gruppo, adrenalina, felicità e a volte commozione.

I luoghi raccontati spaziano dall’Appennino fino all’Adamello, Ortles, Dolomiti, Monte Bianco e Ande Boliviane, con un unico denominatore: la montagna in inverno e dove la neve e il ghiaccio sono perenni.

Lo stile non è quello di un libro tecnico e permette di addentrarsi in una lettura che può appassionare anche chi non frequenta la montagna con contenuti avvincenti, avventurosi, ironici ma anche riflessivi e introspettivi, riuscendo a cogliere e a trasmettere in ogni pagina la gioia, la sofferenza, i dubbi e le perplessità di un ragazzo che si definisce un alpinista “normale” capace di raccontare di cose “normali”, rivolgendosi a tutti: ai giovani, a chi non conosce la montagna ma anche all’alpinista più esperto. È questo l’intento di Davide Chiesa. Non tenere le proprie esperienze e sensazioni per sé ma divulgarle agli altri così che gli altri possano avere un punto da cui partire. La voglia di dire agli altri, soprattutto ai giovani e a chi non frequenta ancora la montagna, ascoltate la vostra ‘voce’, guardatevi attorno e dentro voi stessi: c’è un universo intero da scoprire. Il libro comprende 200 fotografie, alcune veramente spettacolari in 64 tavole a colori, un po’ romanzo di racconti e un po’ volume fotografico.

Davide Chiesa ha praticato l’alpinismo classico su neve e ghiaccio tra vie normali, pareti Nord, invernali e alcune tra solitarie e vie nuove, ha scalato oltre 130 cascate di ghiaccio. Articolista e documentarista, tiene conferenze sull’alpinismo in varie città d’Italia. Collabora con la Rivista del Club alpino italiano ed è socio del GISM, Gruppo Italiano Scrittori di Montagna.

Recensione di Paola Pedrini

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HASTA LA FIN DEL MUNDO …IN VESPA di Lorenzo Franchini

Argentina, Lorenzo Franchini, Viaggi No Comments »

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Solitamente i libri di viaggio sono diari e racconti di sogni che gli autori sono riusciti a realizzare, magari sogni di infanzia o “missioni” che si sono messi in testa. Qui in più, c’è passione pura. “Hasta la Fin del Mundo …in Vespa” è lo strano diario di un gruppo “che più misto non si può” di appassionati di viaggi e ovviamente devoti alle loro Vespe. Ammetto, sono salita su una Vespa una volta in vita mia e non sono sicuramente appassionata di motori, eppure sciogliendo la perplessità delle prime pagine di Lorenzo Franchini mi sembra si essermi avvicinata a questo mondo. Missione: partire da Buenos Aires per arrivare a Ushuaia, estremo sud della Tierra del Fuego. Il libro si divide fondamentalmente in due parti, la preparazione al viaggio e il folle raid sulla Ruta 40 attraverso le solitarie terre patagoniche.

Lo stile è strano, tutta la prima parte è composta dagli scambi di mail tra Luca, “capo” della spedizione  (descritto “deliziosamente ” nella sua autodefinizione in una delle tante mail “Luca non ha manie di protagonismo, nè smania di fare il capitano… non facciamo puttanate tipo votazioni democratiche a gogò, c’è una sola persona che decide, cioè io…è impossibile accontentare tutti”), e i partecipanti provenienti dalle più disparate zone italiane (con aggiunte dal resto del mondo!).

E poi, il viaggio. In ventotto. Persone che bene o male non si conoscono, di età, mentalità ed estrazione diverse: così nasce la magia in questo raid folle su la famosa strada con sassi grandi come patate e paesaggi mozzafiato. Capita ovviamente di tutto, tra incidenti (non troppo gravi, ma forse sarebbe meglio non chiederlo al “turbo” che è tornato a casa con una gamba ingessata), scismi interni, riso freddo incubo di ogni intestino, fast food (dove “fast” è sinonimo di buona volontà e scarsi risultati”), e un boccone amaro chiamato “cueva” da mandar giù.

Un viaggio folle e divertente che è riuscito inaspettatamente a coinvolgermi fino a commuovermi nel finale (no, nessun finale ad effetto, è quello che si immagina, arrivano tutti e son tutti felici, non è un romanzo!). La scrittura è scorrevole, condita spesso con una buona dose di accenti dialettali romanacci o biascicatamente veneti (forse un po’ alcolici!). Da leggere, per capire che nessuna impresa è poi, in fondo, troppo folle.

Per informazioni http://findelmundovespa.tk/

Recensione di Paola Annoni

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TRENI – NOVE VIAGGI AI CONFINI DEL MONDO E DELLA STORIA di Ettore Mo

Afghanistan, Cile, Etiopia, Ettore Mo, Gibuti, Grecia, India, Mauritania, Polonia, Thailandia, Viaggi No Comments »

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Dal Sahara alla Birmania, dal Corno d’Africa alle Ande, le avventure di un grande reporter, Ettore Mo, che tra il 2003 e il 2004 ha percorso migliaia di chilometri in treno tra vagoni di terza classe e viaggi nella memoria. Una lunga scorribanda ferroviaria che conduce il lettore da un pellegrinaggio al ponte sul fiume Kwai, costruito dai giapponesi grazie al lavoro, in condizioni disumane, dei prigionieri alleati, a un’escursione a Darjeeling, alle pendici dell’Himalaya, sul trenino costruito per la villeggiatura dell’aristocrazia britannica in India. Dall’Afghanistan liberato dai talebani alla Russia divisa tra la rinascita della fede ortodossa e i detriti del comunismo, fino all’America Latina delle feste indie e delle miserie contemporanee. E ancora, una locomotiva a vapore polacca, il percorso di Che Guevara lungo la Cordigliera della Ande, il Birmania Express.

Una carrellata di reportage sui treni apparsa sul Corriere della Sera raccolti e rielaborati per il libro. Un’inchiesta che scaturisce dal desiderio dell’autore di riscattare in qualche modo il treno, riaffermandone l’utilità e l’attualità della sua funzione. Sono stati privilegiati i vecchi convogli passeggeri e anche alcuni dei più obsoleti e ansimanti treni merci che hanno avuto o continuano ad avere un ruolo importante nella storia e nella vita economico-sociale dei loro Paesi. “…è stato bello vedere il mondo da vicino, affacciato ai finestrini, con uomini, animali e case che puoi toccare semplicemente allungando una mano.” 

Ogni treno rappresenta un mondo, una raccolta di immagini, luoghi e personaggi oltre il vetro. È un’avventura ferroviaria, un nuovo genere di nomadismo, è la storia che ci viene incontro attraverso il finestrino. È un susseguirsi di appunti, di cartoline e di incontri, di quelli straordinari e indimenticabili. È il tempo sospeso nei ricordi di persone, dialoghi e vicende. È un viaggio tra magie, misteri e leggende in alcune delle zone più remote del mondo e dentro le storie delle persone che le abitano.

Recensione di Paola Pedrini

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IL SESSO INUTILE di Oriana Fallaci

Giappone, Hong Kong, India, Indonesia, Oriana Fallaci, Pakistan, Reportage, Stati Uniti, Usi e costumi No Comments »

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“Il sesso inutile”: ovvero le donne. Titolo provocatorio, come del resto è stata tutta la sua vita. “Sesso inutile”, due parole distrattamente pronunciate dalle labbra di un’amica infelice e riutilizzate da Oriana Fallaci per chiarire fin dall’inizio il tono di uno dei primi grandi reportage a firma di una giornalista e scrittrice che della provocazione fece una delle sue armi vincenti. Voce appassionata e coraggiosa,  inviata in prima linea sui fronti di guerra, intraprendente e aggressiva, ha discusso con le più alte personalità della politica internazionale, Oriana Fallaci ha cambiato il modo di fare giornalismo in Italia. 

Dalla proposta di Arrigo Benedetti, allora direttore de “L’Europeo”, il libro è un’inchiesta che riflette la condizione femminile nel mondo, principalmente in Oriente. Il libro, pubblicato nel 1961 e tradotto all’estero con undici edizioni straniere, risponde sul campo ad alcune domande chiave sull’universo femminile. «Dove vivono le donne più felici? E le donne, quando sono felici, perché lo sono e in relazione a che cosa? È possibile individuare un “pianeta delle donne” ben distinto, nei problemi e nelle ambizioni, da un “pianeta degli uomini”?» Nella prefazione al libro, scriveva la Fallaci: «Per quanto mi è possibile, evito sempre di scrivere sulle donne e sui problemi che riguardano le donne. Non so perché, la cosa mi mette a disagio, mi appare ridicola. Le donne non sono una fauna speciale e non capisco per quale ragione esse debbano costituire, specialmente sui giornali, un argomento a parte: come lo sport, la politica e il bollettino meteorologico».

Dopo circa cinquantamila chilometri di viaggio  alla ricerca di tracce di felicità e in compagnia del fotografo Duilio Pallottelli, Oriana è tornata con un rapporto originale, imprevedibile e divertente, che apparve in parte sulle colonne del “L’Europeo”, da Karachi a New York, passando per India, Indonesia, Hong Kong e Giappone. A Karachi in Pakistan assiste al matrimonio di una sposa bambina e si ribella all’idea delle donne velate (“più che un velo è un lenzuolo il quale le copre dalla testa ai piedi come un sudario”); a New Delhi incontra Rajkumari Amrit Kaur, figura di grande potere in India, e le sembra che assomigli a sua nonna; in Malesia conosce le matriarche che vivono nella giungla; a Singapore c’è la scrittrice Han Suyin, che sente subito amica; a Hong Kong le cinesi non hanno più i piedi fasciati ma le intoccabili abitano ancora sulle barche, senza mai scendere a terra; a Tokio è smarrita di fronte all’impenetrabilità delle giapponesi e a Kyoto affronta il mistero delle geishe; alle Hawaii cerca invano i segni di un’esistenza originaria intatta.

Il viaggio si conclude a New York, dove il progresso ha reso più facile la vita delle donne costringendole a confrontarsi con “un mondo di uomini deboli, incatenati a una schiavitù che essi stessi alimentano e di cui non sanno liberarsi”.

Oriana Fallaci (1929-2006), fiorentina, è stata definita “uno degli autori più letti ed amati del mondo” dal rettore del Columbia College of Chicago che le ha conferito la laurea ad honorem in letteratura. Ha intervistato i grandi della Terra e come corrispondente di guerra ha seguito i conflitti più importanti del nostro tempo, dal Vietnam al Medio Oriente.

Recensione di Paola Pedrini

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VIAGGIARE VERSO METE ALTERNATIVE. 1000 DESTINAZIONI ORIGINALI E POCO FREQUENTATE

Africa, America, Antartide, Asia, Europa, Guide, Mondadori, Oceania 1 Comment »

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Probabilmente per chi si appresta a conoscere il mondo e non ha visto granché delle principali attrazioni turistiche e delle meraviglie naturali che costellano la Terra, questo libro (Mondadori, pp. 336, € 39,00) potrebbe rappresentare solamente una lunga lista di località sconosciute, seppur accompagnate da splendide fotografie, che mettono ancor più confusione sulla scelta della destinazione. Per chi invece ha qualche esperienza di viaggio e si è trovato a lungo in coda per entrare in un museo, su spiagge troppo affollate o ad ammirare un tramonto sul Grand Canyon insieme a troppa gente, questo bel volume rappresenta una vera e propria salvezza.

Il libro è diviso in nove capitoli a tema: siti storici e archeologici, feste e festival, viaggi indimenticabili, capolavori dell’architettura, natura, spiagge, vacanze attive e sport, arte e cultura, città e per ognuno di essi mette a confronto una famosa località con una equivalente meno conosciuta. Abbiamo quindi le piramidi di Meroe contro quelle di Giza, il carnevale di Salvador contro quello di Rio, Haghia Sofia contro la Basilica di San Marco, il Bryce Canyon contro il Grand Canyon e così via, in una lunga serie di interessanti sfide. Per ogni posto sono fornite le informazioni fondamentali: come arrivare, dove mangiare e dormire, quando andare e un sito web di riferimento.

Alla fine dela lettura non si può che essere d’accordo con Bill Bryson che nella prefazione scrive: “La cattiva notizia è che nel mondo ci sono un numero di cose fantastiche maggiore di quante possiate sperare di visitare. Non vivrete abbastanza a lungo, mi dispiace. Ma la buona notizia tuttavia è che ci sono nel mondo più cose fantastiche da vedere di quanto avreste mai sperato. […] Che state facendo lì seduti? Girate pagina e, per l’amor del cielo, cominciate a programmare.” E questo è anche il mio augurio.

Recensione di Gianni Mezzadri  

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MARCO POLO NON CI E’ MAI STATO di Rolf Potts

Andorra, Australia, Cambogia, Egitto, El Salvador, Giordania, Grecia, Grenada, Guatemala, Honduras, India, Laos, Libano, Libia, Lituania, Nicaragua, Polonia, Rolf Potts, Stati Uniti, Thailandia, Turchia, Ungheria, Viaggi, Vietnam No Comments »

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Rolf Potts, l’autore di Vagabonding, un originale guida per i viaggi a lungo termine, raccoglie in questo libro (ed. Ponte Alle Grazie, pp. 196, € 16,00) venti racconti che coprono gli ultimi dieci anni di vagabondaggio attorno al mondo. Essendo già stati pubblicati su varie riviste e siti di viaggio, l’autore aggiunge quello che a mio parere è il colpo di genio che rende questo libro particolarmente interessante: il dietro le quinte. Per ogni racconto svela i retroscena, gli espedienti narrativi, ciò che è rimasto fuori dalla storia, i personaggi secondari e tutto quanto c’è di fedele o meno alla realtà dei fatti. Infatti la narrativa di viaggio per sua definizione rimane fedele ha quanto successo, anche se spesso, per rendere la storia interessante, si condensano i dialoghi e si eliminano quelle parti non congeniali alla riuscita del racconto. Tutte queste note in appendice riescono a far aprire gli occhi su quanto lavoro ci sia dietro a un semplice resoconto di poche pagine. Si scoprono inoltre trucchi preziosi per chi voglia cimentarsi nel lavoro di travel writer, che sembra in apparenza molto semplice, ma che in realtà nasconde molte insidie. Un esempio per tutti: durante un viaggio stampa a Creta Rolf Potts si trova in difficoltà a scrivere la sua reale percezione di quello che lo circonda (mancanza di autenticità, accompagnatori accondiscendenti, ecc…) perchè si accorge che il viaggiatore medio, avendo meno esperienza, non coglie tanti dettagli e sfumature e ha per questo una visione diversa della stessa cosa. L’autore deve perciò mediare tra i due punti di vista, cercando di riuscire a mostrare entrambi i lati della medaglia.

I racconti scorrono in modo piacevole, anche per lo stile di scrittura scorrevole e con un pizzico di ironia che non guasta mai. Consigliato.

Recensione di Gianni Mezzadri

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Il sito di Rolf Potts


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