LA CINA IN VESPA di Giorgio Bettinelli
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Dopo aver girato letteralmente tutto il mondo e raccontato le sue avventure nei 3 libri precedenti (In Vespa, Brum Brum e Rhapsody in Black), la nuova avventura dello scrittore cremasco si svolge interamente nell’impero di mezzo: la Cina. Nel 2004, dopo oltre 250.000 km percorsi in 134 paesi, si sposa con Ya Pei e si stabilisce a Jinghong sulla riva sinistra del Mekong. Ma la vita tranquilla dura poco: nel maggio del 2006 dopo aver ottenuto, non senza difficoltà, patente cinese e Vespa parte per il suo quinto viaggio che toccherà tutte e trentatre le provincie di questo vastissimo paese. A differenza dei precedenti libri ne La Cina in Vespa (Feltrinelli, pp. 348, € 17,00) la componente personale risulta più forte, con le (dis)avventure amorose protagoniste almeno quanto la strada. Ne esce un ritratto dell’autore-viaggiatore più umano, pieno di difetti e debolezze, ma che creano allo stesso tempo più empatia. Anche se a qualcuno potrebbe risultare fastidioso l’aver spostato il baricentro del viaggio dalla vespa al guidatore della stessa, a me pare una scelta azzeccata.
Questo libro ha anche tanti difetti: ci sono varie inesattezze ed errori (di Yao Ming, il giocatore cinese di basket più famoso riesce a sbagliare squadra e altezza), e alcune parti sono trattate con superficialità e fretta, ma lo stile di Bettinelli riesce sempre a conquistarmi. Ironia e metafore creative creano un mix a cui io non so resistere. Il ritratto della Cina che ne esce è per forza di cosa limitato e parziale (meglio leggere i libri di Federico Rampini se si vuole un approfondimento professionale) ma è una visione dall’interno che in ogni caso da un’idea del mosaico umano e paesaggistico che rende questo Stato un vero e proprio continente. L’idea che si ha nell’occidente della Cina è completamente sbagliata e si basa principalmente su stereotipi e luoghi comuni. La diversità che si può incontrare, a livello di etnia, di cultura, di modernità, di panorami, di lingua e religione è davvero sorprendente. Città e regioni descritte come magnifiche alle mie orecchio suonano sconosciute: chi ha mai sentito parlare di Kaifeng, Qufu, Pingyao, Qingdao, Hangzou, Chengdu o Turpan? E’ quindi un ottimo stimolo per conoscere meglio quella che, ormai è un dato di fatto, sarà la dominatrice del XXI secolo. Le ultime olimpiadi non hanno fatto altro che aprire gli occhi al resto del mondo sui risultati che possono raggiungere il quasi miliardo e mezzo di cinesi. Consigliato.
Recensione di Gianni Mezzadri

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