guerra-e-informazione.jpgViviamo in un’epoca in cui il problema dell’informazione è fondamentale. In Italia la popolazione segue le notizie dei telegiornali o dei quotidiani senza sospettare che i contenuti siano censurati, manipolati o semplice dimenticati. Sempre più spesso interessi politici, economici o più in generale di convenienza portano i cittadini a non avere un quadro corretto e completo degli eventi. In Guerra e Informazione – Un’analisi fuori da ogni schieramento (Sperling Paperback, p. 302, € 10,50) sedici giornalisti di diverse nazioni, culture e religioni offrono una serie di articoli sul tema comune della guerra e sulla problematica dell’informazione indipendente.

In questo modo si apre una finestra diversa sul poco conosciuto conflitto in Cecenia per mano della giornalista russa Anna Politkovskaia, ma anche diverse voci dalla guerra in Iraq, dall’inviata del tg3 Giovanna Botteri al direttore di Al-Quds Al-Arabi, da Mawafak Tawfiq, uno dei volti più conosciuti di Al Jazeera, all’inviato inglese di The Independent Robert Frisk.

Ma non c’è solo il raccontare la guerra, quello che si vede, ma anche l’analisi della più difficile delle cinque domande che un giornalista deve porsi: il “perché”. Il bisogno di approfondimento, la necessità di trovare il “senso della storia” è segnalato in molti degli interventi riportati. Giovanni De Mauro, direttore di Internazionale, un settimanale dedicato alla pubblicazione dei migliori articoli della stampa estera, analizza questo argomento soffermandosi sulle diverse situazioni dell’informazione in vari Paesi.

Un’altra importante e interessante problematica affrontata è lo sguardo occidentale sull’Africa dal direttore del New African di Londra Baffour Ankomah, mentre Peter Verlinden racconta le proprie esperienze da inviato in questo continente.

E’ un libro che offre numerosi stimoli per proseguire nell’approfondimento di queste tematiche fondamentali per poter avere un corretto giudizio critico sul mondo dell’informazione, oltre a fornire notizie interessanti che difficilmente è possibile ritrovare nel panorama editorial-televisivo italiano. Un libro che andrebbe letto da quelli che credono a tutto quello che dicono i mezzi di informazione per capire che bisognerebbe avere varie fonti per farsi un’opinione valida. Sapere che ci sono giornalisti come questi fa sentire meglio chi crede in questa professione e chi rifiuta di essere rinchiuso negli stretti abiti degli schieramenti.

Altamente consigliato (insieme ad un abbonamento a Internazionale).

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